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23 Gennaio 2016

La memoria a Marzabotto

La "memoria" trova casa nelle "vecchie scuole" di Marzabotto. Giovedì prossimo 28 gennaio 2016, nel Comune Medaglia d'Oro per la Resistenza e che fu teatro dell'eccidio di Monte Sole, Simonetta Saliera, Presidente dell'Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, parteciperà all'inaugurazione della "Casa della Cultura e della Memoria di Marzabotto".

La Casa della Cultura e della Memoria sarà la sede del Centro di Documentazione per lo studio delle stragi nazi-fasciste e delle rappresaglie di guerra di Marzabotto, della Biblioteca Comunale, dell’Archivio Storico del Comune di Marzabotto, della Raccolta d’Arte “Pittura e Memoria” e del futuro Centro di Interpretazione di Monte Sole. Il taglio del nastro avverrà il prossimo 28 gennaio alle ore 11.00 alla presenza del sindaco di Marzabotto Romano Franchi, dell'Ambasciatrice tedesca Susanne Wasum Reiner, del Vice direttore per l'Unione Europea Carlo lo Cascio, dell'Assessore alla Cultura della Regione Emilia Romagna a Massimo Mezzetti e della Presidente dell'Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna Simonetta Saliera. "La memoria è un valore democratico e civile che serve a vaccinare i popoli dal ripetere gli errori del passato: iniziative come quelle di Marzabotto sono di grande importanza e profonda emozione", spiega Saliera che ricorda come "l'Assemblea regionale promuove e sostiene iniziative come queste partendo proprio dalla collaborazione con le scuole coinvolgendo gli studenti".

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18 Novembre 2019

Il professor Mattei dona la sua "Matilde di Canossa" all'Assemblea legislativa

“La Presidente Simonetta Saliera ha recuperato il legame tra Istituzione e arte: facendo un’attività estetica ha in realtà fatto un’attività etica visto che attraverso arte e cultura ha dato un cuore che batte a un contenitore burocratico e amministrativo come tutti noi pensavamo che fosse la Regione prima di visitare l’Assemblea e le opere in essa esposte”. 

12 Novembre 2019

Un urlo contro il razzismo

“Contro” la cultura dell’odio “iniettato” a piccole dosi, “con piccole siringhe, quasi per non farcene accorgere, quasi per farcelo sembrare giusto” come successo pochi anni fa nell’ex Jugoslavia.