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20 Novembre 2015

Besa, un codice d'onore

Musulmani che hanno salvato ebrei dalla Shoah. Capitò nell’Albania degli anni ’40, quando nella colonia italiana invasa dai nazisti arrivarono le brutalità dell’Olocausto.

Ma il popolo albanese si rifiutò di consegnare agli occupanti gli elenchi con i nomi delle donne e degli uomini di religione ebraica. Lo fecero in nome del “Besa”, il codice d’onore. Molto semplice mente: la parola data, la promessa fatta nel 1941 agli ebrei albanesi, circa 200, e a quelli che in Albania avevano trovato rifugio scappando dall’Europa vittima della follia nazista di non tradirli mai, di non consegnarli mai agli aguzzini nazisti. Quella raccontata, attraverso l’obiettivo del fotografo Norma Ghershman, nei panelli di “Besa. Un codice d’onore. Albanesi e musulmani che salvarono ebrei ai tempi della Shoah”, è una storia poco nota al grande pubblico, ma il cui valore, anche alla luce della difficile situazione internazionale, è di grande importanza. La mostra, realizzata dall’Istituto Storico della Resistenza di Reggio Emilia e dello Yad Vashem di Gerusalemme, verrà esposta a partire da martedì prossimo 24 novembre fino al 28 dicembre prossimo nei locali dell’Assemblea legislativa regionale dell’Emilia-Romagna. Il taglio del nastro è previsto per le ore 13 del 24 novembre con la partecipazione della Presidente dell’Assemblea legislativa regionale Simonetta Saliera, del Consigliere Segretario dell’Assemblea legislativa Yuri Torri e della Presidente dell’Istoreco di Reggio Emilia Simonetta Gilioli. “Ospitare e promuovere questa mostra è per l’Assemblea un grande onore: Istoreco e Yad Vashem sono due importanti realtà con cui l’Assemblea legislativa regionale dell’Emilia-Romagna collabora da tempo. Besa – sottolinea Saliera - è una occasione per riaccendere i riflettori su una pagina di storia quasi inedita: l’impegno dei cittadini albanesi di fede musulmana nel salvare uomini e donne di fede ebraica durante l’Olocausto. E’ una pagina di storia che assume un valore rilevante soprattutto in questo inizio di nuovo millennio. Lungi dall’essere risolte le contrapposizioni in Medio Oriente hanno assunto una gravità nuova, ancora più allarmanti e drammatiche. Esse non sono più scontri tra Stati nazionali, né avamposti avanzati della Guerra Fredda e neppure il teatro delle rivendicazioni territoriali e statuali di un popolo. Sono divenuti duro e sanguinoso conflitto fra le parti più fondamentaliste delle religioni monoteiste”. Per Saliera, quindi, “le immagini di Besa diventano un momento non solo di esercizio della memoria, ma di sguardo al futuro: alla possibilità di far cadere, in nome della comune appartenenza al genere umano, di muri che oggi sembrano impossibili da scalfire”.

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