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13 Ottobre 2015

Il Resto del Carlino di martedì 13 ottobre 2015

Intervista a Simonetta Saliera - Da Parma a Rimini, via alle fusioni «Comuni uniti? Più forti e ricchi» Simonetta Saliera è presidente dell'Assemblea legislativa dell'Emilia Romagna, una regione che ha spinto fortemente nella direzione delle fusioni. Nella scorsa legislatura ce ne sono state 5, ora ne arrivano altre 3. Soddisfatta? «I risultati referendari di domenica scorsa si inseriscono a pieno nel processo iniziato nello scorso mandato quando, partendo dal progetto di Valsamoggia in provincia di Bologna, l'Emilia-Romagna ha avviato una stagione di forte riformismo del quadro del governo locale. Sia la precedente giunta, sia quella attuale guidata da Bonaccini, che ha dato nuovo impulso ai processi di fusione».

In che modo? «Hanno accompagnato e sorretto le proposte che vengono dai territori in tema di fusione: ricordiamoci che l'iniziativa sulle fusioni parte sempre dai rispettivi Consigli comunali. Vedere dei territori che si pongono la sfida di come rafforzare la propria coesione sociale apre il cuore alla speranza. Ad oggi all'Assemblea non sono pervenute richieste di avvio di altri processi di fusione». II sistema incentivante che per Valsamoggia vale 18 milioni di euro in dieci anni (di cui metà dallo Stato e metà dalla Regione) è invariato? E' garantito? E' economicamente sostenibile per i bilanci statali e regionali? «Ogni progetto di fusione è sostenuto da un'apposita legge che fissa e stabilisce anche gli aspetti economici della fusione stessa». L'esenzione dal patto di stabilità vale ancora come incentivo economico? «E' uno degli incentivi previsti dalle leggi di fusione di cui ho parlato prima». Alcune comunità 'fuse' lamentano la troppa distanza dai nuovi Comuni. Bastano forme di rappresentanze locali come le municipalità non elettive? «Le municipalità sono un grande momento di partecipazione democratica e collegamento tra i cittadini e il nuovo Comune. Poi, come in ogni comunità, è indubbio che si debbano sfruttare tutte le opportunità e le occasioni per tenere viva la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica». La disponibilità di fondi incentivati non ha di fatto fino ad ora indebolito il risultato del risparmio derivante da economie di scala? «Gli incentivi e le deroghe al patto di stabilità servono a fare investimenti. E quanto avvenuto nei primi anni di vita dei Comuni nati da fusione lo dimostra: sono state realizzate opere di pubblica utilità (soprattutto scuole) che non sarebbe stato possibile costruire in tempi così brevi. Le economie di scala sono poi l'altro grande obiettivo delle fusioni. Ma, come mi disse uno dei sindaci delle prime fusioni, non facciamo la fusione solo per i soldi'. Si vuole rendere più bello e competitivo il territorio».

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21 Ottobre 2019

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