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19 Dicembre 2018

La storia di Natale. Sperando nel 2019...

Quando escono dal carcere hanno una professionalità di qualità che gli consente di trovare lavoro.

Ma faticano ad avere un alloggio. Affitti troppo alti, con l’aggravante del pregiudizio. Cosa occorre? Uno scatto dei Servizi sociali per accompagnare queste persone che, grazie alle competenze apprese nell’esperienza di “FID-Fare Impresa in Dozza” (l’officina meccanica che dal 2012 opera all’interno del carcere bolognese) trovano agevolmente un’occupazione, ma molto spesso sono alle prese con l’emergenza abitativa. L’occasione per fare il punto su FID è stato il brindisi per gli auguri di fine anno avvenuto all’interno della “fabbrica in carcere” alcuni giorni fa alla presenza, tra gli altri, dell’amministratore delegato di FID Gianguido Naldi, dei “soci fondatori” Maurizio Marchesini, Isabella Seràgnoli e Alberto Vacchi, dei rappresentanti della Fondazione Aldini-Valeriani e della Presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna Simonetta Saliera, invitata all’evento proprio dai soci dell’impresa sociale. FID è nata nel 2012 dall’intuizione del professor Italo Minguzzi che è stata fatta propria dai tre illuminati capitani d’industria bolognesi e grazie alla collaborazione dell’amministrazione penitenziaria. Presieduta attualmente dallo stesso Maurizio Marchesini, seguita fin dai primi passi da Gian Guido Naldi (ex segretario della Fiom-Cgil e ex consigliere regionale) FID è un’azienda molto speciale. A bilanci in ordine aggiunge un valore sociale di non poco conto: grazie alla formazione e al lavoro traduce in atti concreti i principi costituzionali della rieducazione e del reinserimento lavorativo delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale. I numeri parlano chiaro: dentro FID operano una decina di tutor, persone che hanno lavorato una vita nelle aziende e che poi da pensionati hanno deciso di non lasciare “la fabbrica”, ma di mettere la propria esperienza a disposizione del prossimo, diventando “insegnanti” per formare giovani detenuti trasformandoli in montatori di macchine automatiche. In FID lavorano mediamente 14 detenuti, e già tra coloro che, scontata la pena, sono tornati in libertà si vedono i primi risultati positivi. Ben 12 operai formatisi in FID hanno trovato un lavoro nelle aziende bolognesi e i tassi di recidiva (ovvero di coloro che tornano a delinquere) sono quasi nulli. “Ho incontrato persone che quando usciranno avranno un mestiere, ma avranno necessità di un rapporto con i Servizi comunali per trovare alloggio anche temporaneo per permettergli di inserirsi nella società ed essere recuperati e rispettati da una nuova comunità”, spiega Saliera nel fare proprio l’auspicio che viene dal vasto mondo di chi in FID ci crede e opera. “Questa – sottolinea la Presidente dell’Assemblea legislativa regionale – è un’esperienza di grande valore per tutto il nostro territorio: sarebbe bello che anche altre aziende si facessero coinvolgere nel progetto FID. Un ringraziamento particolare va agli imprenditori bolognesi Maurizio Marchesini, Isabella Seràgnoli, Alberto Vacchi e alla Fondazione Aldini-Valeriani che hanno saputo tradurre da parole a fatti concreti il concetto di valore sociale d’impresa”.

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