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16 Luglio 2018

Grande successo per il Cernobyl Day 2018

Duecento "bambini di Cernobyl" hanno invaso l'Assemblea legislativa regionale dell'Emilia-Romagna.

Grande successo per il "Cernobyl Day 2018", l'appuntamento voluto dalla Presidente del Parlamento regionale Simonetta Saliera per incontrare le associazioni che da oltre 30 anni assistono nel loro soggiorno emiliano-romagnolo i bambini della cittadina bielorussa che nel 1986 fu teatro di uno dei disastri nucleari più drammatici della storia dell'umanità. "Da due anni, ovvero dal trentesimo anniversario dell'esplosione del reattore dell'allora centrale nucleare sovietica, l'Assemblea legislativa ha riallacciato i rapporti con le associazioni che già negli anni '80 dimostrarono solidarietà e attenzione ai piccoli bielorussi, tanto che da allora sono stati oltre 11.000 i bambini ospitati in Emilia-Romagna e curati nelle nostre strutture sanitarie", spiega Saliera che ricorda come "questa grande generosità è il capitale sociale della nostra regione, della nostra comunità che vuole essere e sa essere solidale". La collaborazione con le associazioni di Cernobyl non si esaurisce alla giornata odierna: nel prossimo autunno, infatti, una delegazione di consiglieri regionali si recherà in Bielorussia per accompagnare una missione istituzionale di associazioni, mentre per fine anno l'Assemblea legislativa regionale è impegnata a realizzare un volume che racconti l'impegno della Regione e delle associazioni in questi 30 anni al fianco dei "bimbi di Cernobyl".

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18 Novembre 2019

Il professor Mattei dona la sua "Matilde di Canossa" all'Assemblea legislativa

“La Presidente Simonetta Saliera ha recuperato il legame tra Istituzione e arte: facendo un’attività estetica ha in realtà fatto un’attività etica visto che attraverso arte e cultura ha dato un cuore che batte a un contenitore burocratico e amministrativo come tutti noi pensavamo che fosse la Regione prima di visitare l’Assemblea e le opere in essa esposte”. 

12 Novembre 2019

Un urlo contro il razzismo

“Contro” la cultura dell’odio “iniettato” a piccole dosi, “con piccole siringhe, quasi per non farcene accorgere, quasi per farcelo sembrare giusto” come successo pochi anni fa nell’ex Jugoslavia.