Interventi

18 Febbraio 2011

“Il valore della cooperazione”

“Il valore della cooperazione”

18 febbraio 2011 - Saluto al Congresso di Legacoop Bologna

Intervento di Simonetta Saliera

Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna

 

Buongiorno a tutti voi,

 

vi ringrazio molto per l’invito a partecipare al vostro congresso perché da sempre sono una sostenitrice dell’importanza di rapporti costanti tra le nostre istituzioni pubbliche e il mondo dell’impresa e del lavoro.

Qui, oggi, questo mondo trova una sintesi di per sé naturale là dove dignità del lavoratore, responsabilità del socio, finalità imprenditoriale dell’azienda sono un tutt’uno per competere sul mercato nel pieno rispetto delle regole, dei diritti e degli scopi sociali. Soprattutto nella situazione economica e politica attuale nella quale creare occasioni di occupazione e di emancipazione personale grazie al lavoro e alla sua tutela, è l’ultima delle preoccupazioni del governo nazionale. Riscalda il cuore, partecipare ad una discussione nella quale l’analisi della crisi economica, delle difficoltà sociali, della pochezza politica dell’azione di governo, dell’inserimento complessivo del Paese non si disgiunge mai dai legami esistenti fra valori morali, etici, sociali e necessità di creare opportunità di futuro per imprese, lavoro e giovani generazioni. Riscalda il cuore, perché oggi il dibattito pubblico si svolge in uno scenario di avvelenamento delle argomentazioni così generalizzato che sembra non esistano più né ragione, né torto e dove si è impegnati a fare apparire vero ciò che è falso a seconda delle proprie esigenze e dove, infine, i mandanti e i sicari della verità si confondono.
La nostra Regione non ha mai nascosto né sottovalutato la gravissima crisi che pervade l’intero mondo economico occidentale. Non abbiamo mai negato la necessità di interventi radicali nel sistema della finanza pubblica. Ci opponiamo, invece, alla cecità devastante dei tagli lineari dell’ultima finanziaria e dell’assoluta mancanza di una politica economica ed industriale da parte del governo. Manovra che riteniamo profondamente iniqua, non per la sua entità complessiva, ma perché non va a colpire laddove si produce la maggior parte del debito e del deficit pubblico. Voglio ricordare solo questi dati: il 93% del debito riguarda le amministrazioni centrali dello Stato e solo il 7% riguarda il sistema degli Enti locali, sistema che contribuisce al rapporto deficit/Pil nazionale per lo 0,2% contro il 5,1% del bilancio statale. A fronte di questi semplici e chiare cifre, a Regioni, Province e Comuni è stato risposto di contribuire per oltre il 50% alla manovra di Tremonti. Imposizione che impedisce agli enti locali, di fatto, di dare risposta alle aumentate difficoltà di molte famiglie non più in grado di fare fronte agli elementari bisogni di vita, ed impedisce, inoltre, di fare investimenti che sarebbero volano di ripresa per l’economia locale. Insieme alle Autonomie Locali e alle Organizzazioni produttive e del Lavoro, con un impegno corale abbiamo operato con scelte ragionate e selettive per rientrare nel taglio di 346 milioni nel 2011. Non abbiamo intaccato le risorse per le politiche sociali, sopperendo anche ai minori trasferimenti del governo, penso ai 31 milioni per la non autosufficienza, e riproponendo misure straordinarie per la crisi con un fondo di 22 milioni per le famiglie e il mantenimento integrale dei fondi per gli ammortizzatori sociali. Abbiamo conservato nei limiti del possibile, e a fronte dell’azzeramento di trasferimenti specifici i fondi per la ricerca, l’innovazione, la formazione, le reti di impresa, l’internazionalizzazione, i consorzi fidi, il trasporto pubblico e gli investimenti previsti nelle “Intese del Documento Unico di Programmazione”.
Abbiamo salvaguardato la cultura, l’ambiente, la Green Economy, le reti telematiche, le risorse per sostenere l’affitto. Abbiamo tagliato su tutto il resto, costo degli organi politici compresi. L’impegno assunto con le Associazioni imprenditoriali di provvedere con legge a un patto di stabilità regionale è stato assolto nel mese di dicembre con l’approvazione in Assemblea legislativa della legge numero 12. Il patto di stabilità regionale consentirà di trattenere in Regione la sommatoria di tutte le economie di ogni Ente, attualmente impermeabili fra loro, e perciò avocate dal governo centrale. Stiamo parlando, per il 2009, di una cifra pari a 204 milioni che saranno messe a disposizione dei Comuni per pagare i residui passivi e ridare ossigeno a tante piccole e medie imprese che nell’attuale regime hanno rischiato e continuano a rischiare l’insolvenza. Per la sola Bologna sono 45 milioni di euro. Fate voi i conti di quanti impegni già assunti si potrebbero liquidare. La nostra legge ha suscitato reazioni negative ai vertici del governo e sarebbe opportuno che tutte le organizzazioni che tutelano le imprese facessero sentire il loro consenso forte e chiaro per dissuadere eventuali manovre tendenti a limitarne l’efficacia.
Il progetto di legge sulla semplificazione degli atti amministrativi, anch’esso tassello importante per una flessibile diminuzione di costi a carico delle imprese e per il miglioramento di un trasparente e proficuo rapporto fra pubblico e privato, si concluderà fra poche settimane con la sua presentazione all’Assemblea regionale da parte della giunta. Infine, sul federalismo fiscale sappiamo che l’Italia presenta molte diversità, nel bene e nel male, e che ha bisogno di una radicale riforma di decentramento della responsabilità e dell’autonomia, affinché sia meno diseguale, meno scialacquatrice e più uniforme verso l’alto nel livello delle prestazioni in particolare del welfare e della sanità. Per fare questo si dovrebbero concretizzare i principi fondamentali contenuti nella legge delega 42/2009 sul federalismo. I decreti attuativi fin qui proposti da parte del governo non vanno in questa direzione. Si ha l’impressione che il governo non voglia affrontare la riforma di cui il Paese avrebbe bisogno. Tutti i tagli agli Enti locali ci sono e rimangono. Sono quelli che riguardano le funzioni trasferite e che avrebbero dovuto essere fiscalizzati a favore delle autonomie locali. Mancando queste risorse si parte già con un gravissimo handicap. Non è pensabile introdurre normative federaliste di rilevante impatto, senza una definizione certa delle entrate e delle leve sulle quali agire per garantire sia gli equilibri di bilancio, sia l’integrale finanziamento del livello essenziale delle prestazioni erogate dal sistema delle autonomie. Manca il collegamento con il livello essenziale delle prestazioni, resta irrisolto il collegamento fra determinazione dei fabbisogni standard, la disciplina fiscale e decisioni annuali in materia di bilancio dello Stato. Manca, infine, una cornice di una adeguata, moderna ed efficace riforma fiscale. Senza la realizzazione coordinata di tutti questi elementi non potremo parlare di federalismo, ma solo di provvedimenti confusionari, dove si ridurranno i servizi aumentando il carico fiscale di tutti. Per concludere con riferimento alla città di Bologna e al suo divenire area metropolitana, affermo che la Regione è molto interessata ad avere una città capoluogo forte, aperta ed internazionale, traino positivo per tutta la l’Emilia-Romagna. Mi auguro che i futuri amministratori eletti per governare Bologna nei prossimi anni siano all’altezza della situazione e sappiano finalmente cogliere questa grande occasione di sviluppo e di recupero della solidarietà sociale che essa può rappresentare. Vi ringrazio per la vostra pazienza e per la vostra attenzione e  vi auguro un proficuo proseguimento dei vostri lavori.

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