Interventi

7 Dicembre 2010

“Montagna, il nostro impegno contro le disuguaglianze”

“Montagna, il nostro impegno contro le disuguaglianze”

 

Conferenza Pd Emilia-Romagna “Idee e progetti per governare la montagna”

6 dicembre 2010

Intervento di Simonetta Saliera

Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna

 

 

Buongiorno a tutti voi,

 

            ritengo molto importante questa iniziativa della Federazione regionale del Partito Democratico dell’Emilia-Romagna perché, molto spesso, l’argomento montagna merita solo qualche osservazione, o citazione nella nostra più ampia discussione politica.

Il lavoro che facciamo oggi può diventare lo strumento per corsi di formazione specifica per i nostri quadri e per i nostri amministratori del territorio appenninico e, nel contempo, di appropriazione del partito di una problematica un po’ ostica, e quasi sempre sottovalutata.

            Certo, nell’imminente futuro, ci sono ben altre situazioni che dovremo affrontare con decisione e capacità d’intervento, come:

-          l’evoluzione della crisi di governo;

-          le embrionali cosiddette forme aggregate di un cosiddetto terzo polo;

-          il possibile scioglimento delle Camere;

-          una nuova compagine governativa;

-          le battaglie per una diversa politica economica;

ed infine, ma non per ultimo come in genere si dice, la campagna elettorale amministrativa che coinvolgerà diverse zone della nostra Regione per il rinnovo di consigli comunali e provinciali.

            Però, a ben pensarci, in tutto questo la montagna il proprio spazio ce l’ha e se lo merita.

            Ricordiamoci dove è nata la Lega Nord e cosa è diventata nelle valli lombarde, piemontesi e venete ed ancora ricordiamoci di come stia aggredendo le zone meno integrate della nostra Regione, dal piacentino fino alla Val Marecchia.

Dobbiamo tenere presente, anche, che viviamo in un periodo dove la parte dell’informazione televisiva e cartacea, dominata o posseduta dalla destra, è impegnata a far diventare vero quello che è falso ed ha il potere ancora più insidioso di far diventare totalmente reale ciò che è finto a seconda delle sue opportunità.

La discussione pubblica, dunque, si svolge in uno scenario di avvelenamento delle argomentazioni così generalizzato che sembra on esistere più né ragione, né torto.

            È un modo questo per far prevalere chi ha torto ossia far prevalere la ragione peggiore.

            È quello che sta accadendo con i decreti delegati sul federalismo, con la legge di stabilità, con i provvedimenti devastanti sulla finanza locale, sull’Università, sulla scuola e via via sulla cultura di massa del nostro Paese.

             A dirla tutta: Lega Nord e Berlusconi fanno diventare una forza l’ignoranza e la furberia, degradando tutti i valori della convivenza civile.

            Nelle nostre aree appenniniche, dove vive l’11% della popolazione sul 40% della superficie regionale, ci sono 131 Comuni (sui 348 complessivi dell’Emilia-Romagna), di cui 65 hanno meno di 3.000 abitanti.

Su queste aree pesano, poi, tutti gli elementi critici propri dei sistemi scarsamente abitati:

-          spopolamento;

-          carenza dei servizi;

-          difficoltà nelle gestione organizzativa dei servizi socio assistenziali, scolastica e sanitaria;

-          degrado del patrimonio edilizio;

-          dissesto idrogeologico;

-          isolamento.

Al loro interno, però, ci sono situazioni molto differenziate.

Ci sono zone che continuano a spopolarsi (come accade, ad esempio a Piacenza e a Modena) ad altre che raddoppiano i propri abitanti.

Un po’ di numeri per capire meglio: si va dai 4 abitanti per chilometro quadrato di Zerba, nel piacentino, a una media di 52 abitanti per chilometro quadrato nelle zone montane che può essere comparato ai 193 abitanti per chilometro quadrato della media regionale.

Il tasso di crescita naturale è bassissimo e si va dai 13,7 per mille dell’Appennino piacentino fino all’unico saldo positivo della Val Marecchia.

Si va da un indice di vecchiaia di 2,49 medio fino ai 4,38 dell’Appennino parmense e piacentino e dell’1,70 della pianura.

Nelle nostre zone montane vi abitano 38.000 stranieri che rappresentano il 10,4% della popolazione immigrata in Regione con punte superiori nell’area modenese, bolognese e forlivese.

È indubbio che per dare la possibilità di sviluppo e condizioni sociali e civili di qualità si debbano dare risposte con politiche istituzionali mirate e specifiche.

La strada maestra imboccata dalla Regione è quella di garantire alla montagna in termini di armatura civile ed infrastrutturale, di armatura di servizi e di interrelazioni, la riduzione dei fattori di svantaggio per le popolazioni che vi risiedono e di valorizzare il capitale territoriale del sistema collina/montagna, come componente indispensabile dell’intero sistema regionale.

La Regione Emilia-Romagna ha investito nel quinquennio 2005-2009 fondi regionali per la montagna, assegnati con il sistema delle “Intese”, per oltre 29 milioni di euro che hanno attivato investimenti per 52 milioni di euro.

Negli stessi cinque anni si sono superati i 400 milioni di euro con le risorse relative alle politiche di settore quali la difesa del suolo, la forestazione, l’agricoltura e il turismo.

Nel solo 2010 la Regione ha investito oltre 9 milioni di euro attraverso “Accordi quadro” in attuazione del Programma regionale per la Montagna 2009-2011.

In un’ottica di massima integrazione con tutte le programmazioni regionali, il Piano regionale per la montagna 2009-2011, come sappiamo, ha i seguenti obiettivi di sviluppo:

-          promuovere la difesa attiva del territorio e valorizzare il bosco;

-          promuovere la fruizione integrata dell’Appennino;

-          potenziare i servizi alla persona ed al territorio;

-          dare nuovo impulso e innovare l’economia montana;

-          valorizzare il paesaggio, la biodiversità e promuovere l’uso sostenibile delle risorse.

 

Tali risorse finanziano 19 piani Annuali Operativi per il 2010 per interventi come:

-          la messa in sicurezza della rete viaria;

-          il contrasto al dissesto idrogeologico;

-          la realizzazione di interventi ambientali di edilizia scolastica e di reti telematiche;

-          la valorizzazione del patrimonio culturale e del sistema turistico.

Inoltre, si è stanziato 5 milioni di euro specifici per la manutenzione delle rete viaria in montagna colpita dalle precipitazioni nevose degli ultimi inverni, mentre altri 5 milioni di euro sono investiti, attraverso Lepida, per la realizzazione ed il potenziamento delle reti telematiche in Appennino.

            Fra l’altro, sono previsti nel 2011 investimenti per:

-          un milione di euro per superare il divario telematico digitale;

-          un milione di euro per il digitale terrestre per le zone di montagna con lo scopo di attenuare l’isolamento, per poter lavorare e studiare e per arginare criticamente l’informazione inquinata;

A queste risorse si devono aggiungere i finanziamenti dei diversi settori ed europei (ad esempio: Por-Fesr, Fas e Programma di Sviluppo Rurale) che i compagni di giunta illustreranno.

Gli accordi quadro hanno dato buoni risultati e debbono rimanere un punto fermo per il 2011.

Dovremo, però, intervenire da una parte con uno snellimento degli adempimenti burocratici che essi richiedono e dall’altra renderli più armoniosi con i singoli piani di settore e con il Documento Unico di Programmazione.

Fino ad oggi, poso dire che nell’assegnazione dei fondi regionali per la montagna, ha prevalso necessariamente l’intervento contingente e di emergenza a scapito di strategie progettuali e di lungo respiro.

Per esempio dalla recente Conferenza sulla Montagna della Provincia di Forlì-Cesena è uscita una proposta interessante, da valutare attentamente, quella di finalizzare le risorse anche in una logica di distretto oltre che di filiera.

Su tutti questi aspetti c’è comunque un problema serio di massa critica, tanto che la Regione, nel 2008 ha anticipato con l’autoriforma degli assetti istituzionali procedendo alla riduzione delle Comunità Montane (da 18 a 9)  e incentivando le Unioni e, dove è possibile, le fusioni di Comuni, tanto che sono stati finanziati tre studi di fattibilità.

Debbo sottolineare che dal 2008 ci siamo sostituiti totalmente allo Stato che prima ha diminuito e poi eliminato le risorse per il funzionamento delle Comunità montane.

Il problema in sostanza è determinato dalla non sempre coerente applicazione della Legge regionale 10/09 nel riordino, che prevede finanziamenti solo per le funzioni associate.

Ci sono ritardi e resistenze da parte di alcune Comunità montane , perché si ha paura del nuovo e si vorrebbero mantenere in vita le sedimentate antieconomiche vecchie abitudini, non comprendendo che lo Stato non le sostiene più e che la Regione, così come sono, non potrà finanziarle in futuro.

Invece, manteniamo e incrementiamo il fondo per le funzioni associate e il fondo per il necessario adeguamento tecnologico (software, hardware, banche dati) compatibile con la Comunity Network.

Altro aspetto da valutare è riferito all’impatto dell’obbligo di tutte le funzioni associate previste dalla manovra estiva per i Comuni montani a di sotto dei 3.000 abitanti. Così come è appare una surrettizia fusione per incorporazione, senza possibilità di discussione.

Concludendo vorrei porre l’accento su alcuni atti necessari:

-          rendere il più sinergici possibile tutti gli investimenti che riguardano la collina e la montagna;

-          formulare progetti ed idee per area, per distretto o per filiera che siano in grado di creare osmosi con le aree metropolitane e/o di pianura;

-          sperimentare nuove ipotesi di sviluppo ecosostenibile che può andare dalle energie alternative, al recupero storico artistico di borghi abbandonati da dedicare al turismo o alle residenza, alla riscoperta di produzioni artigianali, agricole e boschive, ma di alto valore culturale;

-          le Conferenze provinciali sulla montagna possono essere il luogo dove mettere a fuoco le progettualità.

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