Interventi

21 Settembre 2010

Una lezione di onestà

Una lezione di onestà
 
21 settembre 2010 - Festa della Legalità a Ferrara
 
Intervento di Simonetta Saliera
Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna
 
 

Questa tavola rotonda rappresenta un’occasione importante, per una serie di motivi che meritano di essere ricordati prima di entrare nel vivo del nostro dibattito di oggi.

Il primo motivo sta nella riconferma, con le iniziative di queste 4 giornate,  della vitalità e del protagonismo di questa area della nostra regione sui temi della sicurezza e della legalità. Riguardando i progetti realizzati da dieci anni a questo parte in collaborazione tra Regione, Comune di Ferrara e Comuni della provincia di Ferrara, sui quali vorrei dire dopo qualcosa di più preciso, credo si possa veramente andare orgogliosi non solo del numero, ma anche della qualità degli interventi e della filosofia che essi esprimono.

 

Il secondo motivo è il tema di queste giornate: è oggi più che mai importante che nella nostra regione le iniziative di diffusione della cultura della legalità si moltiplichino e si diffondano per rafforzare gli anticorpi che questa regione ha sempre dimostrato di avere rispetto alle infiltrazioni della criminalità mafiosa. Anche su questo punto vorrei aggiungere poi qualche considerazione di prospettiva futura.

 

Infine, e questo è un motivo più personale, è oggi la prima volta che partecipo ad una iniziativa pubblica in quest’area della regione nella mia veste di vice-presidente con delega alla sicurezza e alla polizia locale.  Un tema impegnativo, che richiederà anche nel futuro tutte le nostre energie e risorse, ma rispetto al quale partiamo da una storia consolidata e forte di esperienze qualificate e spesso innovative rispetto al resto del paese, costruite attraverso una stretta collaborazione tra la Regione e le città.

 

Dicevo all’inizio del mio intervento, dell’attivismo di quest’area, Ferrara e le altre città. Lo dimostrano i numeri, innanzitutto: dal 1999 al 2009 la provincia di Ferrara ha ottenuto finanziamenti regionali per la sicurezza per ben 27 progetti locali. Solo per questi progetti (che sono intervenuti in vari ambiti: dal recupero urbanistico di aree degradate alla mediazione dei conflitti, anche interetnici, alla prevenzione del bullismo e della devianza giovanile, per citare solo alcuni esempi) la Regione ha erogato contributi per 1 milione  e 142,780 Euro.

 

A questi vanno aggiunti altri 16 progetti, sempre sostenuti dalla regione, presentati  da  associazioni di volontariato che sono intervenute in materia di sicurezza urbana. Ancora, sempre nella provincia di Ferrara, sono stati  20 i  progetti per la riqualificazione dei corpi di polizia locale che hanno ottenuto il contributo regionale per il miglioramento e l’innovazione delle strutture.

 

Se a questo aggiungiamo i progetti speciali realizzati attraverso gli accordi di programma e i protocolli d’intesa che la Regione può stipulare in materia di sicurezza urbana e polizia locale, anche per gli adeguamenti della polizia locale agli standard regionali, vediamo che sono stati ben 11 gli accordi che hanno interessato quest’area. Ne ricordo solo alcuni, per la loro particolare importanza: il progetto pilota per la riqualificazione dell’area stazione, palazzo delle palestre e Motyovelodronmo, aree degradate ora in buona parte restituite ad un uso civile e condiviso, concluso nel 2006, il recentissimo accordo del 2009 per la riqualificazione  urbanistica e sociale  del Grattacielo, tuttora e in corso e grazie al quale si sono recuperati i locali dove ora si insedieranno le associazioni Avviso Pubblico e Libera.

 

Ma vorrei ricordare anche un progetto avviato nel Comune di Argenta con il contributo della regione, dove si è  sperimentato l’inserimento tra gli ausiliari della polizia locale di alcuni  cittadini stranieri.

 

Due aspetti di questa ricca progettualità vorrei evidenziare: il primo è la stretta collaborazione tra la regione e le Città che abbiamo sperimentato nel ferrarese e che si rivela una strada vincente, che dovremo percorrere anche su altri piani, come quello del contrasto alla infiltrazione mafiosa; la seconda è la filosofia degli interventi che ha guidato le politiche di sicurezza urbana sviluppate in questi anni, una filosofia di intervento che privilegia un’idea della sicurezza urbana come costruzione di un sistema condiviso di regole, in un ambiente urbano che vogliamo più sicuro per tutti, con l’obiettivo di aiutare le nostre comunità a non arroccarsi su un modello di esclusione e di difesa, ma di comunità capace di accettare il cambiamento sociale cercando, con l’aiuto delle istituzioni, di guidarlo e di trasformarlo in una opportunità di crescita e di convivenza migliore.

 

A Ferrara questa strada si è delineata chiaramente, e l’ultimo accordo siglato tra la Regione e il Comune di Ferrara, per il recupero sul piano urbanistico e sociale del complesso residenziale denominato Il grattacielo prosegue con chiarezza su questa strada.

 

Queste considerazioni aprono la strada ad una ulteriore riflessione, più di prospettiva. In queste giornate qui si discute di sicurezza e di contrasto alle infiltrazioni mafiose.

 

Noi sappiamo che l’Emilia – Romagna, anche più di altri territori del Nord, è rimasta “terra nemica”, secondo una efficace definizione coniata in uno dei rapporti di Cittasicure sul tema –  refrattaria quindi al radicamento di criminalità organizzata di stampo mafioso. Sappiamo anche che ci sono segnali preoccupanti, da capire meglio, e che indicano la possibilità che questa terra sia meno nemica che in passato. Allora noi dobbiamo ripartire dalla nostra idea di sicurezza – che non è mai stata declinata in una prospettiva puramente difensiva, ma al contrario sempre accostata alla coesione sociale – per fare un passo ulteriore verso il rafforzamento delle resistenze al radicamento di nuovi fenomeni.

 

Come Regione abbiamo anche in passato sviluppato una attenzione al fenomeno, soprattutto sul piano della sua conoscenza. Le buone pratiche non possono che nascere da buone analisi e solo se conosciamo bene i fenomeni di cui vogliamo occuparci possiamo sperare di individuare strategie efficace, non improntate all’emergenze o alla ricetta miracolosa. Tutto questo è vero anche quando ci si accinge ad affrontare un fenomeno complesso come quello del radicamento della mafia in aree non tradizionali. I canali di questo insediamento sono tanti e spesso quasi invisibili, i confini tra mercati legali e illegali diventano tenui, i processi di globalizzazione aiutano le mafie a svilupparsi in modo più rapido e occulto, ma rimane un terreno fondamentale su cui gli enti locali possono giocare un ruolo determinante: quello del rafforzamento del capitale sociale sano, delle resistenze alla cultura mafiosa, della prevenzione, del supporto a chi ha compiti di controllo diretto e di repressione.
Sono gli ambiti prioritari del nostro programma di intervento regionale, che nei prossimi mesi verrà sviluppato anche attraverso un intervento legislativo e che punta, nelle linee essenziali, a queste attività:

 

1)      Attività di prevenzione primaria e secondaria  rivolte all’esterno del contesto criminale, sulle comunità di riferimento e sul tessuto sociale nel quale queste attività vanno ad innestarsi. Questo è il terreno di azione privilegiata delle regioni, poiché si tratta di intervenire sulle relazioni ( o il capitale sociale) di cui  crimine organizzato e mafia hanno bisogno per radicarsi ed espandersi in un territorio. Sono attività prioritarie in questo ambito:

 

 

2)      Interventi di prevenzione terziaria:

·          recupero e gestione a fini sociali e istituzionali di beni confiscati;

·           sostegno alle vittime di mafia (si tratta di interventi che, per quanto intervengano dopo che  eventi di mafia si sono realizzati, hanno anche un valore simbolico di rafforzamento del capitale sociale “sano” come nel caso di recupero a finalità sociali di beni confiscati)

 

3)      Controllo amministrativo e strumenti regolativi dei mercati legali,  per esempio:

·          intensificazione dei controlli amministrativi / interventi di natura regolativa e non repressiva dei mercati  – di competenza  diretta delle Regioni - per impedire  il radicamento  di dinamiche illecite

·          interventi nell’economia legale e nel tessuto sociale per rendere un territorio meno appetibile in termini di opportunità per il crimine organizzato e mafioso.

 

4)      Supporto alla attività investigativa e repressiva di altre pubbliche amministrazioni. Questa attività può essere esercitata dalle regioni e da altri enti territoriali attraverso:

 

·          attività di ricerca e di documentazione da mettere a disposizione di altri soggetti;

·          attraverso il contributo che il controllo amministrativo del territorio esercitato dalla polizia locale può portare allo sviluppo di indagini della magistratura

·           con forme di collaborazione con le altre forze di polizia.

 

 

Abbiamo già cominciato ad operare su alcuni piani: per esempio, il bando regionale che dà contributi sulla sicurezza è stato orientato quest’anno a riconoscere una particolare priorità ai progetti degli enti locali che intervengano su questi fattori. Abbiamo poi operato una ricognizione per capire i bisogni che i  Comuni hanno quando si trovano a gestire beni confiscati. Sappiamo che per ora si tratta di interventi limitati, ma che potrebbero aumentare e sui quali la Regione può offrire un supporto concreto. Stiamo predisponendo una gamma di azioni sul piano della comunicazione e della educazione alla legalità, e alcuni interventi sulla regolamentazione dei cantieri.

 

E’ un lavoro che vede coinvolti più settori della Regione perché riteniamo che sia necessario sviluppare l’ azione su più piani, proprio perché le mafie operano su più piani per acquisire o sviluppare le loro forme di controllo del territorio.  Ma l’azione strategica è il rafforzamento delle resistenze che esistono nel nostro territorio: in estrema sintesi, sappiamo che le mafie traggono la loro forza dalla vulnerabilità dei mercati legali, dalla accumulazione di ricchezza, dalla debolezza del tessuto sociale, dalla scarsa presenza delle istituzioni, dalla sfiducia dei cittadini verso le  istituzioni stesse. Queste sono le nostre 5 priorità dei prossimi anni, e credo che se anche su questo piano svilupperemo una solida alleanza tra regione e Città, potremo ottenere qualche risultato.

 


 

 

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