Interventi

9 Marzo 2019

Voglia di Pace

9 marzo 2019 – Assemblea della Rete della Pace Intervento di Simonetta Saliera Presidente Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna Buongiorno, vi do il benvenuto e vi porto il saluto dell’Assemblea legislativa regionale dell’Emilia-Romagna.

Mi sento onorata per la vostra scelta della nostra sede come luogo in cui tenere queste giornate di riflessione su argomenti fondamentali per la nostra vita. Dai libri di storia apprendiamo come non ci sia mai stato nel mondo un secolo che non abbia visto e conosciuto la devastazione di guerre e nello stesso tempo si sia ricercata la pace fra le tribù e le nazioni. Secondo uno studio della Caritas tra il 1990 e il 2000 le guerre combattute nel mondo sono state 56, distribuite su 44 Paesi la maggioranza dei quali era africana e asiatica. Nel 2000 erano in corso 25 guerre e nel 2017 ancora venti a cui aggiungere i 186 conflitti violenti. Mi pare opportuno sottolineare, che dopo il crollo del Muro di Berlino nel 1989 vi sono nuove tipologie di guerre a matrice etnica in Paesi dalle istituzioni molto deboli oppure scatenate dalla competizione per l’acquisizione di risorse naturali primarie. Vorrei sottolineare però che nei popoli c’è sempre stato un profondo desiderio di pace e, a tale proposito, mi viene in mente la costante ricerca del popolo Guaranì di una “terra senza il male” nell’America del Sud prima della colonizzazione spagnola. Essi nella loro continua migrazione non erano alla ricerca di una terra da conquistare, ma di luogo dove vivere in pace e senza conflitti. Incontravano, però, sul loro cammino sempre una terra che sospirando, sussurrava loro: “Sono stipata dei cadaveri che ho divorato. Lasciatemi riposare”. La storia, infatti, è piena di esempi di violenza, crudeltà, atrocità e distruzione. La situazione attuale aggiunge a quanto successo fino ad ora tre elementi di estrema gravità. Il primo è dato dallo sviluppo scientifico degli armamenti che consente anche ad una piccola nazione di sterminare contemporaneamente un gran numero di esseri umani. Il secondo è la forsennata ed affannosa rincorsa all’acquisto delle armi. Il terzo è rappresentato da una umanità che mai come oggi è stata in grado di poter distruggere con il proprio vivere quotidiano gran parte dell’ambiente naturale che le dà la possibilità di esistere. Questi fatti ci pongono davanti a circostanze profondamente nuove che esigono un impegno radicale per la pace, la convivenza e diversi stili di vita. Noi Europei ed in particolare noi italiani abbiamo ridotto il Mar Mediterraneo ad un cimitero di disperati. Abbiamo messo al Governo del nostro Paese uomini che, nonostante gli slogan, non riconoscono l’essere umano in chi, per la fame, la miseria, le guerre, lo sfruttamento delle potenze straniere che li espropria delle loro terre e delle risorse naturali, ha disperatamente cercato salvezza nell’espatrio, divenendo così merce preziosa per bande criminali di sfruttatori. Fatti intrisi di discriminazione razziale che traspirano il senso dell’ingiustizia e dell’intolleranza tipici dei momenti di guerra. È una situazione che ci induce a ricordare un tragico passato che pare si voglia far rivivere. La pace non è solamente la mancanza di guerra armata, ma è sicuramente la ricerca della eliminazione delle diseguaglianze fra i popoli e la rimozione degli ostacoli per creare pari opportunità fra le persone. La pace è ricerca del dialogo, del rispetto dei patti internazionali per la tutela dell’ambiente, di maggiori investimenti per la scienza e per le tecnologie ecologiche che possono intervenire sui grandissimi problemi causati al nostro pianeta da uno sviluppo globale indiscriminato e non selettivo. Mi auguro che nell’Europa unita si sviluppi un sentimento che superi i nazionalismi e tutti gli Stati si adeguino ai principi fondamentali della democrazia che riconosce i diritti umani, l’etica del lavoro, la libertà di stampa, di pensiero, di pratica religiosa e riscopra la cultura umanistica che ha donato storicamente al mondo. La pace è prima di tutto uno stato dell’essere umano: è il ripudio della violenza come soluzione alle nostre quotidiane tribolazioni e controversie. È ribadire l’inviolabilità della persona umana, l’unicità di ognuno di noi che ha l’inalienabile diritto ad esistere, a non essere represso o addirittura soppresso per ragioni di Stato o per ragioni di profitto. E’ riconoscere ognuno di noi parte di una realtà collettiva che si chiama umanità. In quest’anelito culturale e civile il prezioso impegno di chi come voi non si arrende al conformismo e alle priorità di una società ingiusta, è una speranza per tutti coloro che vogliono un mondo migliore, è un valore aggiunto del nostro capitale sociale. Questo modo di essere ci induce a vivere le difficoltà come momenti di crescita per rifiutare quegli stereotipi che ci portano a sottovalutare la pericolosità della violenza, violenza anche verbale che tanto spazio ha nella nostra quotidianità. Le idee dei vostri movimenti e delle vostre associazioni rappresentano un soprassalto di dignità umana e di etica democratica. È, in estrema sintesi, riconoscere agli altri quei valori e quei diritti che riteniamo naturale siano a noi riconosciuti. Grazie per l’attenzione.

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