Interventi

19 Ottobre 2017

La nostra lotta alla mafia

20 ottobre 2017 – Convegno Assemblea legislativa regionale e Università di Bologna con il Procuratore Giancarlo Caselli Saluto di Simonetta Saliera Presidente Assemblea legislativa regionale Buongiorno, ringrazio i gentili ospiti e tutti voi per aver accolto il nostro invito a partecipare alla giornata odierna, realizzata all’interno del progetto “Concittadini” promosso dall’Assemblea legislativa regionale e con il patrocinio dell’Alma Mater e dell’Associazione Cortocircuito.

“Concittadini” è un impegno di cui andiamo molto fieri. E’ un corso di educazione civica regionale che interessa le scuole. Si propone l’obiettivo di coinvolgere insegnanti e studenti in una serie di incontri di franca e paritaria discussione su vari argomenti, quali la legalità, la memoria e la cittadinanza attiva. Tra questi soprattutto il fenomeno della criminalità organizzata di natura mafiosa. Riteniamo, infatti, che per le Istituzioni locali sia molto importante contribuire alla formazione ed alla conoscenza degli studenti su quel mondo devastante delle mafie che raramente viene affrontato nelle scuole superiori e nei corsi accademici. L’Emilia-Romagna è una terra che da tempo ha preso atto di non essere immune dal fenomeno delle infiltrazioni mafiose e il processo come quello denominato Aemilia, lo sta a dimostrare. La forza della nostra Regione è quella di aver deciso di non nascondere la polvere sotto il tappeto. Ma di aver voluto affrontare il problema a viso aperto e lavorato per rafforzare le nostre difese istituzionali e civili e per irrobustire gli antivirus che sempre ci devono accompagnare nella lotta alla criminalità ed alla corruzione. Per questo abbiamo investito oltre 800.000 euro affinché il processo Aemilia si tenesse sul nostro territorio e non in un’aula bunker di altre Regioni. Abbiamo voluto che la stampa e i media locali nel raccontare la cronaca processuale ci rammentassero quotidianamente cosa è la mafia. Desidero ricordare che sono passati cinque anni dall’entrata in vigore di tre Leggi regionali aventi lo scopo di contrastare l’inserimento della criminalità organizzata nei settori dell’edilizia pubblica e privata, della logistica, del facchinaggio e dell’autotrasporto (leggi utilizzate fra l’altro in occasione della ricostruzione post terremoto). Una di queste è la legge 3 del 2011 nata con lo scopo di creare la più vasta conoscenza possibile del fenomeno mafioso nelle nostre comunità. L’Onu l’ha inserita fra le “buone pratiche” per la prevenzione alla criminalità organizzata). Voglio ricordare, inoltre, che abbiamo operato, fin dal 1997, nell’ambito del progetto “Città sicure” che si proponeva di monitorare attraverso specifiche ricerche, la microcriminalità ed anche i fenomeni delle varie criminalità organizzate come con la pubblicazione del quaderno a cura di Enzo Ciconte sui raggruppamenti mafiosi in Emilia-Romagna e con i dossier a tema di “Libera Informazione”. Eppure, nonostante l’impegno della Regione Emilia-Romagna, degli Enti Locali, delle associazioni, delle forze dell’ordine, della magistratura, mi sento di dire che non siamo riusciti a creare quei muri invalicabili sempre necessari per sbarrare l’inserimento delle attività mafiose sul nostro territorio come il Processo Aemilia sta dimostrando. Dobbiamo sempre tenere presente le indecenti affermazioni del capo di una ’ndrina che operava in Lombardia, un certo Giuseppe Perbene, detto o’papa, arrestato nel 2014 il quale sosteneva la necessità di essere come i polipi in quanto hanno tentacoli in grado di attaccarsi dappertutto assicurando che qualcosa resterà impigliato. Quella ’ndrina veniva definita “la Banca d’Italia” perché possedeva esercizi commerciali dove effettuare il riciclaggio del denaro sporco e nel contempo teneva ben stretta la rete dell’usura. Pian piano acquisiva rispettabilità diventando imprenditrice delle aziende strozzate e ingigantendo la possibilità di riciclaggio e facendo sparire le aziende non più utili. Anche a Bologna e in Emilia-Romagna sono state individuate organizzazioni specializzate in usura, evasione fiscale, gioco d’azzardo, riciclaggio, cambio oro, spaccio, dopo lunghe e difficili indagini della Dia bolognese diretta dai giudici antimafia. Il nostro impegno non si è però fermato perché, come molti di voi sanno, il 28 ottobre 2016 – giusto un anno fa - è stata approvata la Legge Regionale 18 che unifica in un testo unico l’insieme degli interventi regionali precedentemente volti a contrastare la diffusione di fenomeni di illegalità. In questo testo viene previsto l’Osservatorio Regionale sulla Legalità che focalizza la propria azione in particolare sui fenomeni di usura, corruzione, racket e il gioco d’azzardo. Per quanto riguarda i beni e le aziende sequestrate o confiscate ci si è posti il problema della tutela occupazionale dei lavoratori delle imprese oggetto di provvedimenti giudiziari. Questo punto è molto delicato. In quanto cerca di dare risposta al quesito di come si possa riuscire a garantire la continuità produttiva e l’occupazione di un’impresa cresciuta grazie ad una competizione scorretta, infrangendo le regole previste dal codice e dal mercato. E’ aumentato l’impegno per consentire una rapida assegnazione dei beni immobili e, sul versante aziendale, per realizzare progetti industriali in grado di assicurare la continuità dell’attività delle imprese e la tutela dei livelli occupazionali attraverso un apposito “Protocollo d’Intesa sulla gestione dei beni sequestrati e confiscati” su proposta del presidente del Tribunale di Bologna Francesco Caruso sottoscritto lo scorso 8 settembre dalla Regione Emilia-Romagna e dai diversi attori sociali ed istituzionali del territorio emiliano-romagnolo. Tutti noi siamo coscienti che per colpire davvero l’impero mafioso, è necessario agire velocemente per appropriarsi del loro patrimonio sequestrandolo e confiscandolo per riutilizzarlo a fini sociali e a beneficio dell’intera comunità. Bonificando in questo modo ambiti infestati dalla gramigna mafiosa restituendoli alla società. La nostra Regione dal 2011 ha finanziato con un milione di euro le opere per il riuso di 9 beni confiscati. Per concludere vorrei citare ancora una volta la famosa frase del giudice Caponnetto e cioè: la mafia teme più la scuola che la giustizia. La mafia teme le persone libere, perché la loro libertà si trasforma in impegno e in aiuto per chi libero non è. Per questo, in questi anni, come Assemblea legislativa siamo stati impegnati a dare il nostro contributo alla formazione e all’impegno civile. Grazie al progetto “Concittadini” sono stati coinvolti oltre 200.000 tra studenti, docenti, esperti, operatori, cono lo scopo di diffondere la cultura della legalità ed il rifiuto del pensiero mafioso. Grazie per l’attenzione.

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