Interventi

25 Settembre 2017

Minori non accompagnati. La nuova legge italiana e le buone pratiche per l’Europa

Bruxelles, 26 settembre 2017 Intervento di Simonetta Saliera Presidente dell’Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna Buongiorno a tutti, ringrazio gli organizzatori dell’evento odierno perché danno la possibilità all’Assemblea legislativa regionale dell’Emilia-Romagna di illustrare il proprio operato su un piano di lavoro in cui, in primo luogo grazie all’impegno della Garante regionale per i minori, l’Assemblea regionale sta investendo risorse, impegno e passione civile e coinvolgendo tanto il mondo dell’associazionismo e del volontariato quanto le tre grandi religioni monoteiste (Ebraismo, Cristianesimo e Islam) i cui rappresentanti stanno facendo, di comune accordo, un percorso insieme all’Istituzione regionale.

I bambini e i ragazzi non possono essere lasciati soli senza relazioni affettive significative e chiare, col rischio che in breve diventino vittime o manovalanza della microcriminalità. Siamo grati a tutti coloro che operano nel senso della giustizia dell’affetto e del riconoscimento di diritti a queste persone con cui il destino è stato avaro e crudele. Operiamo perché questo protocollo sia reale, vivo e non solo un adempimento burocratico e per questo abbiamo voluto coinvolgere tutta la comunità: dobbiamo tenere insieme diritto, legalità e umanità. Il tutore volontario è un privato cittadino che rappresenta legalmente i bambini/e o i ragazzi/e di minore età privi sia dei genitori che di una rete familiare adeguata ad occuparsi di loro. Questo accade quando, nei casi previsti dalla legge, si verificano situazioni di morte dei genitori, di scomparsa/irreperibilità, di mancato riconoscimento dei figli, di sospensione/decadenza dalle responsabilità genitoriali quando essi sono di pregiudizio per i figli e con i minori stranieri non accompagnati. Si tratta, quindi, di bambini e ragazzi la cui storia è spesso caratterizzata da gravi situazioni di disagio e/o dalla perdita di affetti e relazioni importanti. L’art. 357 c.c. prevede che il tutore abbia il compito di “prendersi cura della persona del minore” e quindi che lo debba conoscere ed accompagnare nel suo percorso di crescita fino al compimento della maggiore età. Per assumere compiti così delicati e importanti il tutore deve essere “persona idonea” non solo nel senso di essere un adulto “di ineccepibile condotta”, cioè persona moralmente affidabile e responsabile, ma anche di essere persona capace di educare il minore: da un lato deve tenere conto delle sue capacità, delle inclinazioni naturali, delle sue aspirazioni, dall’altro deve sapere avvicinarsi con delicatezza ed attenzione ad una persona che in molti casi ha vissuto una storia complessa e difficile dal punto di vista affettivo e relazionale. In quest’ottica l’eurocommissario all’immigrazione Dimitris Avramopoulos nome della Commissione europea ha proposto una serie di interventi e di obiettivi per migliorare la qualità dell’accoglienza dei minori soli non accompagnati per rafforzare il collegamento tra i servizi di asilo e quelli di protezione dei minori. Nello specifico l’Ue suggerisce una rapida identificazione e protezione fin dal momento dell’arrivo attivando contestualmente l’assistenza sanitaria, quella giuridica, il sostegno psicosociale, l’accesso al diritto all’istruzione: tutto deve avvenire a prescindere dallo status dei singoli. Altresì l’Ue raccomanda altre due priorità: che le attività delle autorità competenti per determinare lo status dei singoli minori sia svolto in modo rapido e, appunto che venga potenziato il ruolo dei tutori volontari. Allo stesso tempo la legge italiana numero 47/2017 ricorda a tutti noi che il minore straniero non accompagnato è una persona di minore età che pur nel transito fra Paesi resta titolare di tutti i diritti riconosciuti a tutti i minori L’Assemblea legislativa regionale dell’Emilia-Romagna e il Garante regionale per i minori si sono mosse, quindi, nell’alveo di questi due insegnamenti: quello europeo e quello legislativo nazionale. Il tutore volontario, infatti, si ispira al principio dell’interesse superiore del minore, è espressione di genitorialità sociale e di cittadinanza attiva, poiché non solo assolve alla rappresentanza giuridica della persona di minore età, ma è interessato altresì alla relazione con il minore e ad interpretare i suoi bisogni e i suoi problemi, la recente legge 47 definisce ambiti e responsabilità nella sua attivazione. Dopo l’entrata in vigore della suddetta legge, la Regione Emilia-Romagna ha attivato, quindi, tutte le attività di propria competenza per raggiungere gli obiettivi solidaristici previsti dalla normativa. Nello specifico è utile ripercorrere la cronologia della nostra attività: aprile 2017: dall’approvazione della legge la garante ha avviato numerosi incontri con tutti i rappresentanti della rete territoriale (Assessorato regionale, Comuni del progetto SPRAR, Associazioni….) di conoscenza e diffusione; 11 luglio 2017: firma congiunta del Protocollo d’intesa tra il Presidente del Tribunale per i Minorenni di Bologna e la Garante per l’infanzia e l’adolescenza – Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna per lo svolgimento di attività di selezione, formazione e iscrizione negli elenchi dei tutori volontari disponibili ad assumere la tutela di un minore straniero non accompagnato e presentato pubblicamente con i rappresentanti delle religioni e comunità religiose. nel mese successivo abbiamo ricevuto più di 100 manifestazioni d’interesse di cittadini che attraverso il sito della regione hanno lasciato i loro dati anagrafici per essere informati sul tutore volontario e/o accedere all’elenco. 28 agosto 2017: apertura dell’Avviso pubblico regionale per la selezione e la formazione di soggetti idonei a svolgere la funzione di tutori legali di minori stranieri non accompagnati (MSNA) a titolo volontario e gratuito, da inserire nell’elenco presso il Tribunale per i minorenni di Bologna. Dall’avvio dell’Avviso Pubblico al 20 settembre abbiamo già aperto 40 fascicoli personali di aspiranti tutori volontari che a partire dal mese di ottobre parteciperanno ai corsi territoriali per poi essere iscritti nell’elenco del Tribunale per i minorenni ed essere a disposizione dei Giudici Tutelari che con decreto li nomineranno tutori. Il 7 ottobre a Ferrara con il Comune sarà presentato il primo corso che si avvierà nelle settimane successive. La figura del tutore volontario, anche nelle Regioni come la nostra che ha già attivato precedenti esperienze di promozione resta una figura ancora poco conosciuta e su cui spesso ci si confonde con altre forme di tutela dei minori d’età quali: adozione e affido famigliare. La piena attuazione della legge 47 ci ha dato l’opportunità di contattare cittadini interessati a questi temi e insieme mettere meglio a fuoco i diversi istituti. Cosa chiedono nel contatto con il nostro ufficio regionale gli aspiranti tutori: - di cosa si dovranno occupare? Che impegno comporta fare il tutore? se devono avere una camera disponibile? Se si può fare come famiglia o coppia? Se devono essere sposati? Se devono essere laureati? Quanto tempo serve? Ci sono spese? Molte persone: - si rassicurano quando spieghiamo che resta attivo l’intervento a cura del Comune; - apprezzano che non si chiedano loro titoli di studio ma che ci sarà invece una formazione dedicata; -condividono che se anche il tutore è nominale e quindi una persona sola avere con se la famiglia e i propri cari è rassicurante e sentono che così sia un esperienza più ricca. Alcuni cittadini esplicitano apprezzamento per questo tipo d’impegno concreto e forte su un tema così controverso e spinoso. L’attività della Regione in un quadro di grande complessità e che conferma l’importanza del nostro impegno a fianco dei bambini e dei ragazzi soli. Ad oggi sono 2 le principali fonti di elaborazione della presenza di Minori non accompagnati sul nostro territorio nazionale: Ministero dell’Interno (con le prefetture per i progetti da loro finanziati) e Ministero del Lavoro e Politiche sociali. Dati nazionali al 31 marzo 2017 (Ministero del Lavoro e Politiche sociali) MSNA presenti e censiti 15.458 di cui 92,9 % maschi e 7,1% femmine. Di questi: - il 60% (9.352) ha 17 anni, il 23,5 % ha16 anni; - mentre il 9% ha 15 anni, il 6,7% ha dai 7 ai 14 anni e lo 0,3% (44) è fra i 0 e i 6 anni. Le cittadinanze più frequenti a livello nazionale a marzo 2017 sono state: Egitto per il 14,8%, Gambia 13,9%, Albania 10,8%, Nigeria8,5%, Guinea 7,3% per un totale di più di 35 Paesi. (dalla Siria 37 minori pari allo 0,2%). Del dato di accoglienza di marzo il 7,2% (1.109) è stato accolto in Emilia-Romagna: Dati in Emilia-Romagna al 30 aprile 2017 (dal Ministero del Lavoro e Politiche sociali) Minori presenti 1160 di cui 93,6 % maschi e 6,4% femmine. Di questi: - il 63,9% (741) ha 17 anni, il 24,1 % ha16 anni; - mentre l’ 8,3% ha15 anni, il 3,7% ha dai 7 ai 14 anni e 1 pari allo 0,1% è fra i 0 e i 6 anni. Le cittadinanze più frequenti a livello regionale sono: Albania per il 40,6%, Gambia 12,5%, Nigeria 7,3%, Marocco 4,6%, Guinea 4,2%. Nessuno dalla Siria alla data di rilevazione. Attività in Emilia -Romagna Attualmente il principale intervento di accoglienza per i MSNA è l’inserimento in comunità, specie per la prima accoglienza. Accanto alla rete istituzionale delle Servizi Residenziali, abbiamo però anche alcuni progetti innovativa di accoglienza in famiglia: - Progetto WelcHome promosso dal Comune di Modena che dopo l’incontro con l’associazione nazionale “Refugees Welcome Italia”, dal marzo 2016 ha avviato con le Associazioni del territorio, un progetto a cui hanno partecipato circa 60 famiglie e che ha già portato ad ospitare circa 100 ragazzi, fra cui anche giovani minori d’età. - Progetto VESTA promosso dalla cooperativa Camelot che abbiamo modo di vedere operativo sulla città di Bologna. E’un progetto di innovazione sociale che attraverso una piattaforma, e momenti di formazione ed eventi ricreativi e di socializzazione, costruisce una rete accogliente che permette a famiglie e cittadini di ospitare richiedenti asilo e rifugiati del sistema nazionale SPRAR. Partito ad aprile 2016 ha raccolto più di 70 candidature “ad ospitare” nell’area metropolitana di Bologna. Ad oggi sono 25 i ragazzi già accolti. Nel 2018 si estenderà anche alla città di Ferrara, mentre per Bologna si sta valutando l’estensione ai minori stranieri. I Tutori volontari prima della L.47/2017 A partire dal 2013-2014 e in collaborazione con il competente Servizio regionale e l’ufficio del garante Regionale per l’infanzia e l’adolescenza 3 Comuni (Reggio Emilia, Bologna e Ferrara) hanno promosso e realizzato esperienze di tutela volontaria per i minori d’età. Nel 2016 risultavano su tutto il territorio regionale più di 40 persone formate e che si sono dichiarate disponibili all’abbinamento per la tutela volontaria ed è di circa una quindicina il numero delle tutele volontarie attive, relativa a minori stranieri non accompagnati. Le principali criticità emersa nelle esperienze realizzate prima della nuova Legge 47/2017: La tutela viene aperta per ragazzi già vicini alla maggiore età (la maggior parte hanno già 17 anni). In questi casi il poco tempo, a volte solo pochi mesi fra la nomina del tutore e il raggiungimento dei 18 anni, rende difficile consolidare una relazione significativa, così come deve essere per il ruolo di tutore. Resta in questi casi aperta la possibilità che i ragazzi pur avendo raggiunto la maggiore età proseguano in un rapporto relazionale significativo con il “loro tutore”. Questa criticità ha portato in un territorio a proporre per i giovani maggiorenni, fra i 18 e i 21 anni, una nuova e interessante figura che rappresenta un riferimento relazionale e non più di tutela: “il mentore”, una figura adulta che accompagna giovani ospiti di comunità nel percorso da neo maggiorenni, nell’organizzazione della vita quotidiana, nella ricerca delle risorse e dei contatti utili per gli impegni e i percorsi che attendono il ragazzo fuori dalla struttura residenziale. Problemi e complessità rappresentano una nuova sfida: non ci devono spaventare, ma essere un momento di rafforzamento del nostro impegno comune a tutela tanto dei ragazzi soli, quanto della serenità delle nostre comunità. Far finta che un problema non esista, oppure pensare di risolverlo solo come un fenomeno di ordine pubblico invocando pene e restrizioni delle libertà individuali, è il modo migliore perché un problema risolvibile diventi un’emergenza. Con tutto quello che ne consegue in termini di perdita di diritti e di possibilità di una vita serena e giusta. La nostra Costituzione riconosce diritti fondamentali alle persone. Con l’attività dei tutori volontari vogliamo rafforzare questa prescrizione della nostra Carta fondamentale.

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