Interventi

28 Giugno 2010

Sicurezza, riqualificazione e polizia di comunità

Sicurezza, riqualificazione e polizia di comunità
 
28 giugno 2010 - Convegno su "La polizia locale in Emilia-Romagna
 
Intervento di Simonetta Saliera
Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna
 

Buongiorno a tutti, 

L’incontro di oggi, ci consentirà sulla base del “Quaderno di città Sicure” dal titolo “La polizia locale dell’Emilia-Romagna: sviluppo e prospettive”  di fare il punto su un tema che sta a cuore a tutti noi, che interessa ch vive nelle nostre comunità: il ruolo e il futuro della polizia municipale.

Penso che, anche si parla di “polizia municipale”, sia giusto sottolineare il ruolo basilare che può avere per rendere più sicuri i nostri Paesi  le nostre città.

E mi pare giusta e indovinata la definizione di Polizia di comunità. Dove comunità sta per “senso civico”, “saper vivere insieme” e Polizia municipale sta per prevenzione, vicinanza, attenzione.

La Regione Emilia-Romagna ha investito molto nella riqualificazione urbana, soprattutto per combattere il degrado, penso ad esempio al Garibaldi 2 a Calderara di Reno, in Provincia di Bologna dove si è collaborato fattivamente fra polizia municipale e altre forze di polizia territoriale dello Stato.

Scorrendo i dati, le tabelle e i sondaggi riportati con dovizia di commenti nel volume curato dal Servizio Politiche per la Sicurezza, emerge una immagine della polizia locale dell’Emilia – Romagna, delle sue aspirazioni, della sua identità in evoluzione ed emergono le linee salienti delle nostre politiche regionali.

Tra i tanti spunti che il lavoro offre, alcuni meritano di essere segnalati in modo particolare.

L’aumento del numero degli agenti della polizia municipale nel triennio 2006-2008 passati da 3.878 a 4.056, con 173 unità in più: i Comuni inseriti in strutture intercomunali passano da 102 a 192; il 41% degli agenti è di sesso femminile, così come il 25% dei comandanti. Un dato per nulla scontato se si pensa alla situazione di solo alcuni anni fa.

Il risultato di rilievo è individuato nell’identità delle polizia locali e municipali in particolare.        

Un’identità che sappiamo essere difficile da definire e spesso percepita o idealizzata in modo oscillante tra due poli contrapposti: una polizia che si vorrebbe sempre più assimilata alle polizie nazionali, ampliando i propri interventi  verso attività di controllo e di repressione, e dall’altro lato invece una polizia più piegata su ruoli di mediazione e di assistenza sociale.

Il rapporto conferma questa identità ambivalente, ma evidenzia anche come sia ora di uscire da questa contrapposizione e affermare una propria identità, non ripiegabile sull’assimilazione ad altre figure.

Questa necessità è diventata una consapevolezza di molti operatori della polizia locale, in particolare dei suoi comandanti, che rivendicano, anche con orgoglio, una loro capacità di essere agenti regolatori della vita urbana, capaci di agire su più piani, ma senza appiattimenti su figure professionali diverse.

Soprattutto crediamo emerga con forza il ruolo della polizia locale come vera polizia di comunità, orientata cioè ai bisogni dei cittadini, in grado di interpretare questi bisogni e di individuare le soluzioni più opportune.

Una polizia polivalente e generalista, come si legge nel rapporto, ma guidata nel suo operare dal rapporto con i cittadini e dalla soluzione dei problemi. Non solo: anche una polizia capace di individuare settori propri di specializzazione, spesso a tutela dei gruppi sociali più vulnerabili, come nell’assistenza alle vittime di reato, nella prevenzione delle truffe agli anziani, nella tutela dell’ambiente.

Un altro punto merita di essere evidenziato e riguarda il processo di associazionismo tra le strutture di polizia municipale e l’adeguamento agli standard regionali.

Come ha ricordato anche il presidente Errani lo scorso 3 giugno durante la sua relazione programmatica di fronte all’Assemblea legislativa, su questo versante l’Emilia-Romagna ha raggiunto livelli molto importanti, seppure fra molte difficoltà.

Il rapporto ci ricorda che oggi il 75% della popolazione emiliano – romagnola è servito non da una miriade di piccole strutture, a volte addirittura con un solo agente, frammentate sul territorio e poco professionalizzate, ma da 42 corpi di polizia, in buona parte associati, che anche attraverso i contributi della Regione hanno spesso potuto dotarsi di strumenti tecnologici avanzati e  che possono usufruire di una offerta formativa continua tramite la Scuola Interregionale di Polizia Locale costituita nel 2008.

La Regione per i 42 accordi di programma ha finanziato 12.500.000 di euro  generando un indotto superiore ai 18.000.000 di euro e con i bandi sulla a norme dell’articolo 15 della legge regionale 24/03 si sono finanziate 193 richieste per oltre 5.500.000 di euro.

Visto che i numeri a volte spiegano i concetti meglio delle parole, ad esempio, in soli 5 anni, il 20% dei comandi di Polizia locale si è dotato di un defibrillatore. Si partiva da zero, ma grazie a quelle forme di aggregazione e di collaborazione di cui abbiamo parlato prima si è centrato un obiettivo che spesso significa salvare la vita alle persone.

La Regione Emilia – Romagna ha fatto un grande investimento in questi anni sul miglioramento anche tecnologico delle polizie locali. Una rilevante quota dei contributi regionali vanno a sostenere proprio l’informatizzazione degli uffici, l’utilizzo di nuove tecnologie per la rilevazione dei fenomeni e per il controllo del territorio, il miglioramento delle forme di comunicazione della conservazione e trattamento delle informazioni, per fare solo alcuni esempi.

Il presupposto di partenza di queste scelte è che indubbiamente le tecnologie permettono un miglioramento dell’efficienza della polizia e del servizio che si rende ai cittadini, aumentano lo status professionale e accrescono la trasparenza, riducendo i margini di discrezionalità. Ma anche nell’introduzione di nuove tecnologie si devono avere alcune accortezze, poiché esse hanno comunque un impatto sull’organizzazione e sulle relazioni con i cittadini che non sempre può essere positivo, o che in sé è positivo, ma potrebbe non essere corrispondente al modello di polizia che si ha in mente.

Abbiamo quindi privilegiato, nelle nostre scelte, le tecnologie che migliorano la raccolta delle informazioni (un esempio per tutti il progetto di riqualificazione dei fenomeni di degrado urbano) e la loro condivisione, a scapito, per esempio, di un rafforzamento del parco macchine (che pure è avvenuto), forse meno importante per una polizia del territorio e orientata alla comunità.  L’introduzione di nuove tecnologie, insomma, va pianificata come parte di una strategia, sapendo fin dall’inizio su quali nodi si va a intervenire, quali competenze o abilità si vanno a modificare, verso quale modello di polizia ci si orienta.

La nostra azione si è sviluppata su diversi piani, cercando di coordinare gli interventi tra di loro e di orientare le nostre scelte ad un modello di polizia di comunità che si sta, anche se faticosamente, diffondendo. Dobbiamo fare di più e meglio, soprattutto per quanto riguarda la  consapevolezza che i cittadini hanno del ruolo delle polizie locali.

Come gli emiliano-romagnoli sanno, e dichiarano nei sondaggi, il livello della nostra polizia locale è alto. Ma noi vogliamo migliorare ancora, anche se il momento non è certo dei migliori.

Siamo di fronte, infatti, ad alcuni processi i cui esiti non sono certi, soprattutto in vista di forti riduzioni delle risorse regionali a seguito della manovra del governo.

Anche la Riforma sulla Polizia locale attualmente in discussione merita tutta la nostra attenzione per evitare un riassorbimento troppo forte delle polizie locali nell’ambito del governo centrale e delle Prefetture.

È una prospettiva che non ci piace, che ci vede molto preoccupati, come sono preoccupati i sindaci della nostra Regione che nei giorni scorsi hanno pubblicamente espresso la propria contrarietà ad una riforma da cui vedono ancora una volta limitare le autonomie locali

La ricerca, infatti, conferma che gli operatori della Polizia locale si aspettano molto dalle Regioni e dal ruolo di coordinamento che esse possono giocare, e a questa richiesta non vogliamo sottrarci.

Grazie per l’attenzione e buon lavoro

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