Interventi

27 Settembre 2015

Il silenzio di Belpoggio

Camugnano, Bologna – 27 settembre 2015 Commemorazione caduti Bel Poggio di Burzanella Intervento di saluto di Simonetta Saliera Presidente dell’Assemblea legislativa regionale Buongiorno, ringrazio la famiglia Passini dell’invito rivolto all’Assemblea legislativa regionale a essere con voi a questa commemorazione dei martiri di Bel Poggio. E’ la prima volta, infatti, che si dà il giusto rilievo a una pagina tragica della guerra sul nostro Appennino che come altre sono rimaste nell’ombra del ricordo storico, ma vivissime nel cuore dei cittadini e dei parenti sopravvissuti. Altri martiri di quella “belva interiore” che il nazismo aveva fatto uscire dal corpo della nazione tedesca e che troppa morte e miseria ha disseminato nella terra europea. La strage di Burzanella si inserisce a pieno nella tragedia crudele della guerra sul nostro Appennino.

Tanto che dopo l’eccidio di Camugnano, la furia nazista si abbattè su Monte Sole a Marzabotto, con la stessa crudeltà con cui aveva assassinato i sei innocenti di Burzanella. Mesi di dura Resistenza, di rastrellamenti, di paura e di sangue. Dall’Appennino a Bologna, città di sfollati (profughi di direbbe oggi), la linea del fronte che dalla montagna scende in pianura, fino al Po i cui argini furono rotti dai tedeschi in fuga nel (vano) tentativo di fermare l’avanzata degli Alleati e dei partigiani. Poi il sorgere del sole: la voce di Sandro Pertini che, a nome del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, chiama alla rivolta popolare i cittadini delle grandi città del Nord e il perentorio ordine agli invasori e ai loro complici italiani: “arrendersi o perire”. Il 25 aprile è il ritorno della libertà e della dignità. La strada per la nascita della nuova Italia, repubblicana e democratica, la Repubblica fondata sul lavoro che, temendo nuove derive autoritarie, ricorda a tutti che “il potere appartiene al popolo”, ma che tale potere viene “esercitato nei limiti previsti dalla Costituzione”. “Mai più tutto il potere a un uomo solo”, sintetizzò il Presidente dell’Assemblea Costituente Umberto Terracini. La storia della nostra riscossa democratica, della riconquista dell’onore nazionale offuscato da 20 anni di dittatura, da guerre e massacri infami come quelli in Africa, Albania, Grecia, nasce anche da sacrifici come quelli che, 71 anni fa, videro protagonisti i sei innocenti di Burzanella. Uomini per bene. Il loro ricordo è occasione per riscoprire le radici della nostra Italia democratica. L’Italia, infatti, è una democrazia sancita da una Costituzione che non può dimenticare i milioni di morti, il rivolgimento radicale del mondo, il tramonto delle grandi culture europee, le deportazioni, il razzismo, lo sterminio di massa, la necessità e l’aspirazione di nuove forme di solidarietà e la messa al bando della guerra. Se agli italiani fu risparmiata la dissoluzione territoriale del proprio Paese, sorte invece toccata alla Germania, se fu risparmiato un governo militare, scelta fatta invece per il Giappone, se gli italiani poterono scegliere liberamente con un referendum se essere monarchia o repubblica, se si potè, da subito, votare per partiti diversi, è perché nella lotta partigiana l’Italia si riscattò. Si tratta di quella Resistenza che ha portato al 25 aprile, il giorno della Liberazione. La nostra Costituzione è nata dalla Resistenza e dalla guerra di Liberazione, dal ricordo dei propri martiri innocenti, dei propri deportati, dei propri partigiani, dei propri militari uniti tutti nel non volere più né fascismo né nazismo, a costo della propria vita, a costo delle stragi e delle barbare rappresaglie naziste. È su questa scelta che si basa l’identità dell’Italia libera e repubblicana. Una lezione che vale soprattutto oggi, quando valori fondamentali del vivere civile sono messi in discussione da chi pensa che basti la forza del più forte per reggere le sorti dei popoli. Ecco perché è giusto ricordare che la Resistenza diede vita ad una Costituzione che rappresenta la carta fondamentale per la convivenza. Valori che sono ancora ben vivi oggi e che rappresentano un faro sicuro per la travagliata vita non solo del nostro Paese, ma anche di un’Europa che sembra aver smarrito la propria radice fondativa e pare destinata a rivivere le pagine più tragiche della propria storia. E’ un futuro a cui non ci rassegniamo. E, tenendo vivo l’esercizio della memoria, vogliamo evitare ai nostri figli le tragedie già vissute dai nostri padri. Il ricordare Angelo e Ludovico Passini, Rutilio e Olindo Albertazzi, Renato Boatti, Ferruccio Boccato e Gino Conti, che fu l’unico a salvarsi, ci aiuta a fare i conti con la nostra storia. Nel secolo scorso abbiamo visto la brutalità, le coscienze di molti che si sono asservite al totalitarismo, il razzismo la negazione della dignità umana calpestata e umiliata, ma anche la nascita di nuove democrazie. Ma fare i conti ci fa rammentare anche chi non si è rassegnato, chi è emigrato e fuggito dalla guerra, chi ha combattuto con la lotta partigiana la mancanza di umanità degli eserciti tedeschi e mussoliniani. Non tutti i popoli europei lo hanno fatto. Ed oggi, in un’Europa sognata e pensata nelle carceri di regime e come da Altiero Spinelli nel confino di Ventotene, di questa mancanza ce ne accorgiamo amaramente. Ne sono la conferma: la tragedia del terrorismo internazionale, la religione assunta a base giustificante dell’estremismo islamico che non riconosce l’altro, ma soprattutto troppi Stati europei che hanno dimenticato il loro passato ed erigono muri che sono dimostrazione dell’incapacità di capire se stessi e l’enorme fenomeno delle fughe dalla guerra insensata e le bibliche migrazioni che esse generano in popoli ridotti alla fame e alla miseria. E’ un futuro a cui non ci rassegniamo e che combatteremo con tutte le nostre possibilità di accoglienza, di rispetto, di aiuto che fu offerto a molti dei nostri padri. Grazie per l’attenzione.

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