Interventi

14 Marzo 2015

Il diritto alla salute

Il diritto alla salute 14 marzo 2014 - Convegno su problemi legati all’amianto Saluto di Simonetta Saliera Presidente dell’Assemblea legislativa regionale Buongiorno, ringrazio Andrea Caselli e tutti gli organizzatori dell’iniziativa di oggi per aver scelto la sede dell’Assemblea legislativa regionale come luogo in cui tenere la discussione odierna. E’ per noi un onore avervi qui, simbolo del legame che avvolge le istituzioni e i cittadini.

Tra il lavoro della politica e le lotte per la libertà, per i diritti, per la salute nelle fabbriche e per migliorare le condizioni di vita delle persone. Il convegno di oggi è molto importante perché accende i riflettori su uno dei principali diritti della persona umana: quello alla salute. E quando parlo di diritto alla salute non mi riferisco solo alla possibilità che ogni persona, indipendentemente dal reddito e dal ceto sociale di appartenenza, venga curata nel miglior modo possibile. Mi riferisco in primo luogo al diritto alla prevenzione, al fatto che i lavoratori operino in situazioni e ambienti che non ne pregiudichino la salute, non siano esposti, per avidità del mercato, a rischi che troppo spesso portano a quelle che, ipocritamente, si chiamano morti bianche. L’Italia, ha una lunga tradizione di impegno civile sul tema della prevenzione e della sicurezza nei posti di lavoro. Ricordo, in primo luogo l’opera di un grande italiano come Gino Giugni, un giurista a cui tutti i lavoratori italiani sono debitori. Una lunga storia di lotte e di impegno perché affianco al giusto salario ci sia il buon lavoro. E’ una storia che ha dovuto farsi largo, sgomitando in mezzo a tante difficoltà perché l’Italia, e anche la nostra regione, sono state terra di sfruttamento e di sottovalutazione dei pericoli. Di grandi sacrifici di uomini e di donne che per il lavoro hanno perso la vita. La giornata di oggi, dunque, vuole essere anche un più generale tributo a chi nel lavoro ha trovato la morte. E’ un dovere morale che tutti noi, a partire dalle Istituzioni, dobbiamo compiere, perché non ci possiamo accontentare di giustificazionismi e di mancanza di interventi radicali. In questa lunga storia fatta di dolore e di battaglie, si inserisce a pieno il tema dei morti per amianto. E’ una storia che affonda le radici nel boom economico. E’ una tragedia che nasce e progredisce di pari passo con lo sviluppo dell’Italia del secondo dopoguerra, con l’industrializzazione di massa e con la nascita di nuove aziende che furono volano di ripresa. Sembra un paradosso, ma è così: l’Italia impetuosa del secondo dopoguerra si apprestava a combattere un conflitto ancora più difficile di quello bellico: combatteva, senza saperlo, contro un nemico silenzioso, di cui si ignoravano gli effetti negativi, poi sottovalutato, poi affrontato a viso aperto solo quando le troppe morti per malattie incurabili segnavano la vita di famiglie di operai, di tecnici specializzati, di facchini. E’ una storia che ha avuto una sua pagina triste anche a Bologna. E’ la storia delle Officine Grandi Riparazioni, che fu il simbolo della Resistenza bolognese, e di altre fabbriche come la Casaralta e la Sasib. Non posso non ricordare la lunga lista di morti per amianto alle Ogr, da ultimo il caporeparto Valter Nerozzi, il tecnico Enzo Sermenghi, scomparsi entrambi l’anno scorso, a poca distanza l’uno dall’altro. Sono le ultime vittime di una lista tragicamente lunghissima di circa 200 persone, tutti morti per l’amianto. È giusto, è importante, aver chiesto per loro giustizia. Non posso dimenticare il loro impegno insieme al dirigente della Filp Cgil Zazzaroni, non solo nel consiglio di fabbrica, ma tutti impegnati con giovani medici volontari alla ricerca sulla mortalità provocata dall'amianto e sulle possibili prevenzioni. Mentre l'azienda, e parliamo di un'azienda pubblica, le Ferrovie dello Stato, si rifiutava di riconoscerlo e sosteneva, con sempre minor forza nel tempo, che non esistevano studi scientifici né nazionali, né quanto internazionali che lo dimostrassero. Fu quel consiglio, quei sindacati, quei giovani ricercatori, insieme alle lotte operaie, che cambiarono a Bologna e in altre officine sparse per l'Italia le carte in tavola ed imposero severe misure di sicurezza. Per molti, però, era già troppo tardi. Nessun processo, nessun risarcimento potrà lenire lo strazio, né restituire alle famiglie i propri cari. Ognuno di noi, per quanto gli compete, deve impegnarsi per promuovere e difendere il diritto alla sicurezza sul lavoro. Per promuovere e difendere il rispetto delle regole, la salubrità e le condizioni di lavoro, a partire dai comparti più a rischio, ai comparti più esposti. Senza mai abbassare la guardia, mantenendo sempre alta l’attenzione, attraverso un confronto e un coordinamento tra forze economiche, sociali e istituzionali: i valori del lavoro e della sicurezza come questioni essenziali, vitali per la nostra società, e per tutta la nostra comunità. E sull’amianto, in particolare, perseguire l'obiettivo di una regione senza amianto è un obiettivo vero, non un’utopia. Dal 2008 in poi in Emilia-Romagna abbiamo aumentato i controlli, le bonifiche e le tonnellate di amianto rimosse (da 25.000 a 74.000 tonnellate). Solo col terremoto, sono state eliminate 9.000 tonnellate nella zona del sisma ed in più si è scoperto il filone della trama criminale del riutilizzo dell'amianto ad opera delle organizzazioni mafiose. In Emilia-Romagna, dal 1996 la Regione è intervenuta con il Piano regionale di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto e successivamente la "Mappatura delle zone del territorio regionale interessate dalla presenza di amianto". L’elenco base, pubblicato nel 2005, viene da allora continuamente aggiornato con dati accessibili sul sito dell’Arpa Emilia-Romagna. Cari amici dell'Associazione Familiari e Vittime dell'Amianto Emilia-Romagna, vogliamo rassicurarvi che ci avrete sempre al vostro fianco nelle forme e nei modi che insieme riterremo i più idonei. Grazie per l’attenzione e buon lavoro.

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