Interventi

29 Agosto 2014

La battaglia sui beni mafiosi

29 agosto 2014 – Corriere di Bologna

Intervento di Simonetta Saliera

Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna

 

L' Emilia-Romagna è la Regione italiana con la più alta percentuale (il 22,5%) di beni confiscati alle mafie già restituiti alla comunità, soprattutto in provincia di Bologna.

E questa, insieme alla formazione e all'informazione sulla pericolosità rappresentata dalla criminalità organizzata, la via migliore per combattere le cosche: per la mafia, infatti, è ferale essere colpita nel patrimonio. E uno sforzo quotidiano che rappresenta anche l'impegno e la risposta delle istituzioni all'allarme che da tempo c'è anche nella nostra terra e che trova conferma nei dati della Dda resi pubblici ieri dalla Cgil e ai quali il Corriere di Bologna ha dedicato commenti e attenzione di qualità. L'aumento del riciclaggio e del numero dei clan attivi nel nostro territorio sono fenomeni allarmanti e confermano la necessità di non abbassare la guardia e di rafforzare prevenzione e controlli. In questa Regione le forze dell'ordine e la magistratura hanno svolto importanti azioni investigative che hanno dato molti risultati, e le istituzioni sono impegnate da tempo per informare i cittadini della pericolosità della mafia. La Regione Emilia-Romagna, in questi ultimi anni, ha preso atto di non essere territorio esente dall'infiltrazione mafiosa e dalla sua deleteria cultura. Da qui la decisione di approvare leggi e poi applicarle con risorse regionali fino a 3 milioni di euro per quasi ioo progetti. La Regione ha sostenuto il recupero di io beni confiscati. Qualche esempio? Solo per stare nella provincia di Bologna non possiamo dimenticare gli alloggi di Gaggio Montano che sono diventati un centro anziani, l'area edificata di Pianoro che diventa un parco pubblico e l'ex motel di Pieve di Cento nel quale si stanno realizzando dei miniappartamenti per donne maltrattate dove queste persone potranno trovare conforto insieme ai loro figli. E questa la cifra del nostro lavoro: una quotidianità certosina per far sì che a ogni parola seguano fatti e che i grandi principi (in primo luogo la legalità) camminino sulle nostre gambe e siano visibili nelle cose che facciamo. Insieme alle altre istituzioni e alla società civile.

 

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