Interventi

30 Marzo 2014

La Casa della Legalità

La Casa della Legalità 29 marzo 2014 
Inaugurazione della Casa della legalità a Sorbara Comune di Bomporto Intervento di Simonetta Saliera
Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna
 
Buongiorno a tutti, ringrazio il sindaco Borghi per l’invito rivolto alla Regione Emilia-Romagna ad essere qui oggi a festeggiare il successo di un percorso di lavoro comune e di impegno civile che ha consentito di realizzare la Casa della Legalità che sta a cuore a tutti noi. Rivolgo un saluto particolare all’onorevole Bindi, Presidente della Commissione Antimafia, al Senatore Vaccari, ai sindaci e alle Autorità presenti che con il loro essere qui vogliono testimoniare la speranza di un futuro migliore.

La giornata di oggi è anche il simbolo della tenacia della nostra terra: che ha saputo reagire con grande dignità prima al terremoto e poi alla drammatica alluvione che, a inizio anno, ha colpito questo territorio. Si tratta, infatti, dello sforzo corale di una comunità che, nonostante le grandi difficoltà che l’hanno colpita in questi anni non ha ritenuto né superfluo, né procrastinabile la costruzione della Casa della legalità come ammonimento alle infiltrazioni mafiose. Problema ben presente nella ricostruzione post sisma e ricordato fin dal primo momento dal presidente Errani. E siamo stati conseguenti attraverso una forte collaborazione con le forze dell’ordine, la Magistratura, la Prefettura e anche con la creazione di White list per appalti e subappalti. Se ogni tanto si legge sulla stampa di iniziative specifiche rivolte a questa o quell’altra ditta operanti nella ricostruzione è perché le istituzioni hanno creato un terreno fecondo per le verifiche e i controlli. Vogliamo ricordare che sono passati tre anni dall’entrata in vigore di due leggi regionali aventi lo scopo l’una di contrastare l’inserimento della criminalità organizzata nel settore dell’edilizia e della logistica e, l’altra, di creare la più vasta conoscenza possibile del fenomeno mafioso nella mentalità comune dei nostri cittadini e della comunità in cui viviamo. Eppure, nonostante l’impegno della Regione Emilia-Romagna, del sistema delle Autonomie Locali, delle Associazioni, delle forze di polizia, della magistratura, mi sento in grado di dire che non siamo riusciti a creare quei muri invalicabili per sbarrare l’inserimento delle attività criminose sul nostro territorio. Colpa di inettitudine o di sottovalutazione del problema? Per quanto ci riguarda è difficile dirlo, perché già dal 1995, nell’ambito del progetto “Città sicure” monitoriamo non solo la microcriminalità ma anche, quando ci riusciamo, i fenomeni delle varie criminalità organizzate. Da alcuni anni si è iniziato a ragionare pubblicamente sul pericolo del crimine organizzato e sulla devastazione che è in grado di determinare nei luoghi in cui sceglie di agire o di porre le basi operative. La mafia, o meglio, la criminalità organizzata a cui essa appartiene, è come un’anguilla che sa rinnovarsi e prosperare nelle limacciose paludi e nel contempo attraversare limpidi oceani. Oppure, come ha detto il capo di una “’ndrina” che opera in Lombardia, un certo Giuseppe Perbene, detto o’papa, arrestato il 5 marzo scorso: “Dobiamo essere come il polipo, i nostri tentacoli si devono attaccare dappertutto. Ci sono le condizioni per farlo e a qualche tentacolo resterà agganciato qualcosa”. Quella “’ndrine” veniva definita “la Banca d’Italia” (come avrete letto sulla stampa) perché possedeva locali dove effettuare il riciclaggio del denaro sporco e nel contempo teneva ben stretta la rete dell’usura e pian piano acquisiva rispettabilità diventando imprenditore delle aziende strozzate e ingigantendo la possibilità di riciclaggio e facendo sparire le aziende non più utili. Anche a Bologna, più recentemente, è stata sgominata una organizzazione della camorra specializzata in usura, evasione fiscale, gioco d’azzardo, riciclaggio, spaccio; dopo lunghe e difficili indagini della Dia bolognese diretta dai giudici antimafia. Ed è noto il processo Balck Monkey in cui la Regione Emilia-Romagna si è costituita parte civile fra l’altro, per non lasciare solo, il giornalista Giovanni Tizian, vittima di minacce per il suo lavoro di inchiesta. Sono partita da queste considerazioni per dire che diverse sono le prospettive del fenomeno mafioso e organizzato che la legge regionale intende affrontare. Infatti, con essa, le attività messe in campo stanno sotto il suo titolo “Misure per l’attuazione coordinata delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile”. In particolare gli interventi si concentrano sulla prevenzione laddove si può indebolire il tessuto sociale “sano” e c’è la paura di delegittimazione delle istituzioni locali, fino ad oggi rilevanti torri di guardia, contro il radicarsi di culture e pratiche mafiose. Come era solito dire Giovanni Falcone: la lotta alle mafie va iniziata ancora prima, in una fase precedente al contrasto investigativo e militare alle organizzazioni criminali. Mirando a prevenire l’affermarsi della cultura mafiosa. Per quanto forte possa essere l’attività della Magistratura e della Polizia Giudiziaria essa ha la necessità che cresca al posto della gramigna da loro estirpata, un campo di grano coltivato. È difficile, ma non impossibile come, ad esempio, ci ha insegnato “Libera” che con la cooperativa “Libera Terra” dà concretezza alle parole appena dette. Dissoda la gramigna dall’abuso criminale, dalla violenza, dal terrore e dal ricatto morale. Mette a dimora la speranza della crescita della pianta della legalità, del lavoro come liberazione, dello sviluppo, della libertà e della dignità contro la subordinazione mafiosa. Ma tutti noi sappiamo che nel mondo della criminalità organizzata, non sono tollerate oasi di pace e di indignazione. Per questo è importante che si rafforzino e si possano allargare queste oasi attraverso l’estendersi della conoscenza del fenomeno e con essa rafforzare un tessuto sociale sano con il risveglio delle coscienze e del coraggio civile. Anche in questo caso diventano fondamentali: le politiche delle Pubbliche Amministrazioni che oppongono alla mafia dei delitti una linea concreta di antimafia dei diritti in tutto il proprio raggio d’azione. Una linea che sappia fare comunità e che faccia divenire il coraggio e l’indigazione di uno, il coraggio e l’indignazione dell’intera comunità. Il giudice Nino Caponnetto, capo del pool di Palermo, che aveva fra i suoi collaboratori Falcone e Borsellino, una volta andato in pensione girò instancabilmente le scuole d’Italia a spiegare cos’è la mafia e come la si combatte. Il suo concetto era: la mafia teme più la scuola che la giustizia. La mafia teme le persone libere, perché la loro libertà si trasforma in impegno e in aiuto per chi libero non è. L’istruzione, la libertà individuale, la difesa della democrazia, l’etica dello Stato nei confronti dei propri cittadini, il rispetto della dignità delle persone e la reciproca solidarietà concreta sono gli ingredienti del concime da spargere in quel campo di grano. In mancanza del quale la gramigna invasiva è capace di tornare a renderlo sterile ed abbandonato alla crescita della malvagità. Sono aspetti che ritengo molto importanti, come molto importanti sono gli incontri con scuole, associazioni, organi di polizia, magistratura per far conoscere la criminalità organizzata dai cento volti e dalle cento invisibilità. Pensiamo allo sballo del sabato sera, alla pasticca presa quasi per moda o per forza della compagnia. Non è un fatto che finisce lì ed in sé stesso, ma è un rivolo che alimenta l’ampia malavitosa palude dello spaccio di droga dominato in Emilia dalle mafie dai nomi diversi. Fino a poco tempo fa pensavo che il fenomeno mafioso in Emilia-Romagna fosse episodico e non radicato. Ma ci siamo accorti che così non è. Basti pensare ai numerosi incendi dolosi o alle inchieste sul gioco d’azzardo sulle slot machine, sullo sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero. Nonostante ciò possiamo affermare che la nostra Regione non è terra indifferente ai suoi tentativi di inserirsi, anche se la durissima crisi economica tende ad incrinare la tenacia ed a creare varchi che facilitano l’immissione nella nostra realtà di capitali sporchi da riciclare. Se poi a questo aggiungiamo anche i disastri causati prima dal terremoto, poi dalla tromba d’aria ed infine dall’alluvione, il pericolo può scuramente aumentare ed è per questo che la vigilanza deve essere massima e la messa a disposizione delle risorse dello Stato molto rapida. Con la legge regionale del 2011, si è trattato di assicurare continuità ad iniziative già avviate dalla RER, ampliare e rendere coerente il complesso delle attività, allo scopo di creare basi solide per un impegno sempre più costante ed efficace, facendo rete fra Istituzioni, Associazioni sociali, imprenditori e sindacati, forze dell’ordine e magistratura. In estrema sintesi le azioni fatte: A) Sono già 15 i progetti di rilievo regionale promossi da associazioni di volontariato e sostenuti dalla Regione con 373.000 euro. In particolare: 1. decine di incontri e laboratori per giovani, studenti ed insegnanti in ogni Provincia della regione; 2. percorsi didattici sulle mafie e la legalità dedicati ad amministratori ed aziende, giovani imprenditori, incluso l’utilizzo di Web e nuovi media; 3. rappresentazioni teatrali e cineforum sul tema della legalità, dedicati agli studenti; 4. arricchimento della documentazione specializzata (dvd, libri, abbonamenti e riviste) per centri studi dedicati alla cultura della legalità; 5. organizzazione di campi di volontariato per i giovani emiliano - romagnoli per vivere l’esperienza del riutilizzo dei beni confiscati alla mafia. B) 60 accordi siglati con pubbliche amministrazioni per la realizzazione di progetti di prevenzione e contrasto e per il recupero di beni confiscati, con un impegno finanziario per la regione di 1.350.000€. In particolare con: § 41 Comuni o associazioni di Comuni, § 7 Amministrazioni provinciali, § 3 Scuole superiori, § 8 Università, § 1 Camera di Commercio. Si è fatto: Ø 9 ricerche tematiche, con le università e formativi, anche di natura specialistica, Ø La costituzione di 2 “Centri per la legalità”, Ø L’attivazione di 6 Osservatori locali sulla criminalità organizzata e per la diffusione della cultura della legalità. Ne è stata sostenuta la creazione nelle province di Rimini, Parma, Piacenza e nelle amministrazioni comunali di Modena, Reggio Emilia e Forlì. Ø Il recupero e riutilizzo di 8 beni confiscati o in via di assegnazione dalla destinazione di un’abitazione a casa rifugio per donne vittime di violenza alla copertura di esigenze abitative o all’uso di un immobile come sede di un parco regionale. Ecco quindi quello che noi pensiamo si possa fare per lottare contro la mafia: più stato sociale, quindi più reti protettive, più diritti, più rispetto per l’ambiente, più democrazia partecipata, maggiore conoscenza del fenomeno e della violenza. Concludendo proprio su questa base. È il momento di dimostrare tutta la nostra avversità al fenomeno criminoso rafforzando la nostra difesa, non come slogan, ma nella realtà. Combattiamo affinché non si permetta che concetti come violenza e distruzione passino accanto, ignorati, al sentiero della nostra vita. Grazie a tutti

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