Interventi

1 Ottobre 2013

L’importanza del lavoro

L’importanza del lavoro

 

1 ottobre 2013 – Anniversario accordo sindacati europei

Intervento di Simonetta Saliera

Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna

 

Buongiorno,

care compagne e cari compagni dei sindacati europei, signor sindaco, cittadini, sono molto grata ai sindacati Cgil, Cisl e Uil per l’invito ad essere qui con voi per celebrare il decennale del partenariato europeo tra sindacati sul tema del lavoro e dello sviluppo.

In un periodo dove tutto è incerto e doloroso, dove le speranze si trasformano in illusioni e, pur nelle complesse diversità che vi e ci distinguono apre il cuore tornare  a parlare di lavoro e delle sue condizioni nell’Unione europea. Penso, solo per fare un esempio, alla follia di una parte della classe dirigente italiana di caricare una crisi politica dalle incerte conseguenze sulla già gravosa crisi economica che da 5 anni sta mettendo in ginocchio il nostro Paese e parte dell’Unione europea. Questa situazione se si continua a volerla far risolvere esclusivamente agli Stati dell’Unione, magari in concorrenza tra loro, può ulteriormente degenerare creando non solo voragini di povertà, ma anche sfiducia nelle istituzioni e chiusura negli egoismi della società. Il peggior nemico, che vedo in questo senso, è il populismo di natura autoritaria, il populismo dell’individualismo anarcoide che si aggrega e non per ultimo la recrudescenza di forme organizzate che si rifanno all’ideologia fascista. Da alcuni anni stiamo assistendo ad un restringimento dei diritti civili, politici, sociali e sindacali dentro le fabbriche. Con quale risultato? Il ritorno della miseria e il trionfo dell’egoismo di classe. Lo dico qui, a Marzabotto, città che ha vissuto sulla propria pelle cosa voglia dire la fine della politica. La liberazione della “belva interiore” che c’è in ogni società e che solo una forte comunità democratica riesce a tenere a bada, a piegare alla linea del diritto e dello sviluppo. Parlare oggi di sindacato, di lavoro, di occupazione e di sviluppo produttivo vuole comunicare a tutti quanto essi siano elementi fondanti della nostra Repubblica democratica e dell’Unione europea. Ricordo che la nostra Costituzione riconosce che la dignità della persona è fondata non su ciò che ha (beni o proprietà), ma su ciò che  fa (il lavoro). Questa semplice affermazione è stata ritenuta la più idonea ed efficace per esprimere il pregio delle persone dai padri costituenti. Il lavoro non come puro strumento per procurarsi i mezzi di sussistenza, ma un tramite necessario per l’affermazione sociale e della dignità della persona. Per me il lavoro è sempre stato accompagnato dalle parole emancipazione, dignità, libertà. L’Unità sindacale è un valore ed una meta da perseguire con certosina pazienza. Sempre! È importante che tutte le Organizzazioni sindacali confederali cooperino anche su scala europea per rafforzare il mondo del lavoro e le idee di sviluppo economico.
Tanto è vero che queste azioni vengono messe in discussione dal capitalismo finanziario e di parte dell’imprenditoria europea che ha usato la lacerante, profonda ed indiscutibile crisi che stiamo vivendo per cercare di riportare il lavoro a puro concetto di merce. Da soggetto produttivo a mero fattore di produzione. Vorrei ricordare non solo i morti sul lavoro, nei cantieri e sul il lavoro per condizioni prive dei necessari mezzi di sicurezza, ma anche le nuove vittime del nostro tempo e cioè i troppi lavoratori che hanno perso il lavoro, gli artigiani e i piccoli imprenditori strozzati dal blocco del credito che si sono tolti la vita per disperazione, perché violentati nella loro dignità perché impossibilitati a proseguire una vita di lavoro. Si sono sentiti soli, senza aiuto e senza un domani possibile. Penso a ciò che è successo all'Omsa e alla Magneti Marelli o in quelle aziende modenesi e forlivesi in cui, approffittando della notte o della pausa estiva, si sono trasferiti furtivamente i macchinari all’estero per la cosiddetta delocalizzazione che, nei casi citati, è avvenuta in altro Paese d’Europa. Si è dovuto ricorrere alla Giustizia per non escludere dalla fabbrica i rappresentanti del sindacato più numeroso e per consentire di affiggere nelle bacheche sindacali un quotidiano.
Con un colpo di magia si sono costituite “new company” che nello stesso luogo e nella stessa azienda hanno continuato la loro attività licenziando “de facto” dei lavoratori iscritti al sindacato maggioritario, contro
una democrazia che si basa sulla legalità, sul rispetto delle regole e di leggi come lo “Statuto dei lavoratori”, importante conquista che nel 1970 fu approvata dal Parlamento. Un bene prezioso che non va dissipato. In esso è custodita la differenza tra i diritti e i doveri dei lavoratori, dagli abusi e dallo sfruttamento. Cioè una scelta tra barbarie e civiltà, tra sviluppo e declino. Ben altri sono i problemi come ad esempio il blocco del credito ed impegni per la crescita. Noi sappiamo bene che la rapida globalizzazione è sempre più extraterritoriale e produce differenze di ricchezze e di reddito sempre maggiori tra gli strati più ricchi e quelli più poveri, sia della popolazione mondiale, sia all’interno di ogni singola nazione. I veri poteri forti di oggi sono essenzialmente senza frontiere, mentre i luoghi dell’azione politica rimangono locali e di conseguenza la loro azione non è in grado di raggiungere i quartieri in cui vengono definiti i presupposti delle iniziative finanziarie ed il movimento di capitali. Il grande problema del nostro tempo è che la politica deve raggiungere e limitare un potere che è libero di vagare nello spazio, politicamente incontrollato e a tal fine la Unione europea dovrebbe sviluppare strumenti che le consentano di raggiungere e limitare i luoghi nei quali quei poteri fluiscono. Pensiamo agli Stati componenti dell’Unione come ad esempio Malta, Lussemburgo, Cipro e non solo. A me pare che questo sarebbe uno dei problemi più grandi che l’Europa dovrebbe affrontare unitariamente. Ogni singolo Stato europeo non sarà in grado di difendersi, se abbandonato a se stesso, contro gli attacchi della speculazione finanziaria. Un’Europa federale, solidale e con una forte direzione politica, economica, sociale e fiscale sarebbe in grado di garantire una graduale uscita dalla crisi anche ai Paesi oggi in grave difficoltà, e creare i presupposti per un solido sviluppo sostenibile. L’Europa che vede solo il pareggio di bilancio ed il rientro del debito pubblico nazionale a carico delle politiche di ogni singolo Paese sta dimostrando tutta la sua negatività creando recessione, aumento dell’inflazione, disoccupazione, decrementi salariali e, per assurdo, nessuna diminuzione dei debiti pubblici. Questo dimostra quanto sia importante reintrodurre sui mercati finanziari regole che impediscano vendite allo scoperto, speculazioni a termine e impongano tassazione immediata del capital-gain. Per venire a noi, negli anni in cui in Italia ci raccontavano che stavamo economicamente crescendo anziché declinando, che eravamo un Paese in via di modernizzazione mentre invece stavamo su un piano inclinato verso la fragilità e l’arretratezza, la Regione Emilia-Romagna investiva 295 milioni di euro per sostenere le imprese nei progetti di ricerca, per lo sviluppo della rete telematica, per i distretti produttivi, per le nuove imprese ed alta tecnologia e ancora incrementava con 50 milioni di euro per l’accesso al credito, per cercare di far rallentare la morsa della crisi locale e far capire la tragedia verso la quale ci stavamo avventurando. Nonostante l’impiego di tutte le risorse regionali disponibili per l’avvio di una crescita economica seppur locale, la nostra disoccupazione è passata dal 3,4% di fine 2008 al 7,7% del primo trimestre del 2013, inferiore del 4,3% alla media nazionale che si attesta al 12%, comunque insopportabile per il sistema sociale della nostra Regione. Recentemente, nel 2011, è stato sottoscritto il “Patto per la crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva” con tutte le parti sociali (sindacali e imprenditoriali). Al centro dell’intesa si collocano: lavoro, imprese, credito, relazioni industriali, legalità e soprattutto occupazione a favore delle nuove generazioni e delle donne. Inoltre, negli ultimi due anni, per queste politiche la Regione ha messo in campo una serie di importanti provvedimenti e stanziato oltre 100 milioni di euro per:

-          il passaggio dai distretti industriali ai distretti tecnologici;

-          le reti di impresa;

-          l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese;

-          la nascita di nuove imprese anche cooperative;

 

Venticinque milioni per l’accesso al credito e 50 milioni di per la stabilizzazione dei lavoratori precati, l’occupazione di giovani e donne e percorsi formativi per l’accompagnamento al lavoro. Un po’ d’acqua su un terreno arido, ma comunque un po’ d’acqua che può irrobustire le capacità e le competenze per uscire dalla crisi. Sempre nell’ottica di immettere liquidità nel nostro tessuto produttivo, la Regione Emilia-Romagna ha sbloccato, nel biennio 2011-2012 e nel primo semestre del 2013, grazie alla propria legge regionale sul patto di stabilità, una potenzialità di spesa pari a 405 milioni di euro che ha permesso alle  Province e ai Comuni di usare risorse che avevano in cassa e che in assenza della nostra legge non avrebbero potuto essere usate. In questo modo, invece, siamo riusciti a dare un po’ di ossigeno all’economia con la liquidità utile al pagamento dei fornitori. Ci sono diversi elementi che oggi richiedono la nostra attenzione in particolare nel settore dell’edilizia: il problema dei subappalti, la sicurezza nei cantieri, il fenomeno dei tanti lavoratori che, lasciati a casa dalle imprese in cui lavorano, creano una loro piccola e spesso piccolissima impresa autonoma che lavora, quando può, al di fuori di tutte le regole, quelle fiscali e quelle contributive. C’è un campanello di allarme che non sottovalutiamo:

 

il pericolo è che prevalga un modello di sviluppo che sacrifica la sicurezza, la formazione, la qualità del lavoro.

 

Per noi è inaccettabile: non si risparmia sul casco, non si risparmia sull’imbragatura dei lavoratori. È il momento, invece, di rilanciare sul versante della sicurezza, premiando le tante imprese virtuose. Puntiamo a semplificare le procedure, riducendo le pratiche cartacee e l’uso indiscriminato del massimo ribasso d’asta negli appalti, ad aumentare i controlli nei cantieri per segnalare in quali possono annidarsi fenomeni di infiltrazione mafiosa, lavoro irregolare e usura. Concludo augurandomi che da questa Sala comunale escano chiari e forti segnali per le forze politiche italiane ed europee:

 

- l'unità sostanziale delle Confederazioni sindacali europee e un loro attivo impegno comune per il lavoro, i diritti e la ripresa economica;

- la necessità di urgenti provvedimenti per la crescita e lo sviluppo;

- l'indispensabilità di creare nuovo lavoro stabile e combattere la precarietà;

- l’equità nei provvedimenti governativi;

- un'Europa che sappia fare passi avanti verso un reale governo comune che crei solidarietà tra gli Stati;

- ed infine un popolo capace di un soprassalto di dignità umana e di etica democratica.

Grazie per l’ascolto

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