Interventi

12 Luglio 2013

I diritti delle persone

I diritti delle persone

 

12 luglio 2013 – Bologna, convegno nazionale sulla disabilità

Intervento di Simonetta Saliera

Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna

 

Buongiorno,

è con piacere che la Regione è qui con voi per affrontare la discussione sulle politiche della disabilità. Dal 1997 è presente in Regione una Consulta delle Associazioni dei disabili e successivamente dal 2011 è stato formalizzato e attivato un Tavolo regionale coordinata dall’Assessore alla Sanità sulle politiche a favore delle persone con disabilità, che mette a confronto la Giunta e le due Federazioni FISH e FAND. Oggi a fronte di questa “Quarta conferenza nazionale sulle politiche della disabilità” mi soffermo su alcune considerazioni e impegni della Regione Emilia-Romagna per punti:

1) Revisione del sistema di accesso, riconoscimento/certificazione della condizione di disabilità e modello di intervento del sistema socio-sanitario

Il Piano nazionale ribadisce la necessità di una riforma del sistema di valutazione/accertamento della condizione di disabilità e l’unificazione del sistema di accesso alle politiche, interventi, servizi e prestazioni attualmente garantite ai disabili. L’Emilia-Romagna, anticipando la normativa nazionale, con la Legge Regionale n.4/08 ha previsto l’unificazione e la semplificazione di tutte le forme di accertamento  in  materia di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, promuovendo in particolare l’umanizzazione del setting valutativo. L’accertamento è effettuato dalla Commissione operante presso l’Azienda USL, integrata da un medico dell’INPS dal 1 gennaio 2010. L’entrata in vigore a livello nazionale delle norme di “Contrasto alle frodi in materia di invalidità civile” di fatto ha reso più complesso ed articolato il percorso di accertamento ed i relativi controlli ed ha quindi portato ad un rallentamento del percorso di applicazione della Legge Regionale 4/08, nonché a notevoli disagi per le persone disabili e le loro famiglie.

2) Lavoro e occupazione

Il Programma nazionale richiama l’attenzione sul fatto che i lavoratori con disabilità sono tra i più colpiti dalla crisi. Servono nuove competenze per il collocamento mirato in modo da seguire i lavoratori con disabilità durante tutto il percorso lavorativo. Il documento invita a prestare attenzione al funzionamento ancora disomogeneo dei servizi pubblici della legge 68/99 (art. 6) nelle varie regioni e all’interno delle regioni nelle diverse province. Nel 2000 l’Emilia-Romagna è stata una delle prime regioni a dare attuazione alla legge 68/99 sul collocamento mirato (LR 14/00 e LR 17/05). I servizi di collocamento mirato delle Province hanno garantito, anche negli ultimi cinque anni caratterizzati dalla crisi economica, l’inserimento nelle aziende di circa 11mila persone, soprattutto con contratti di lavoro a tempo determinato. Un ruolo importante in termini d’inserimento lavorativo è svolto anche dalle cooperative sociali di tipo B, in particolare per le persone con le disabilità più gravi. A partire dal 2010 è venuto meno il finanziamento del Fondo Nazionale Disabili, dedicato agli incentivi e alle agevolazioni per favorire le assunzioni a tempo indeterminato, in quanto non è stato più alimentato attraverso il bilancio dello Stato. Le Regioni continuano a finanziare questi interventi con i Fondi derivanti dalle multe pagate dai datori di lavoro non adempienti. Tra i più colpiti dalla disoccupazione giovanile, ci sono i giovani con disabilità. Nel mese di giugno ‘13 la Giunta regionale ha approvato un progetto di legge per  l’attuazione delle “Linee guida in materia di tirocini” adottate dal Governo, Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano nel gennaio 2013. Tra le novità, il diritto del tirocinante ad una indennità monetaria, secondo le previsioni della Legge n. 92/2012, con l’individuazione di regole speciali per i tirocini rivolti alle persone con disabilità. È in corso di preparazione la Conferenza regionale sul collocamento mirato, in programma per l’autunno, in occasione della quale saranno definite in collaborazione con le Associazioni dei disabili ulteriori strategie di intervento.

3) Politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l’inclusione nella società

Su questo punto la Regione ha promosso attraverso il Fondo Regionale della Non Autosufficienza. La rete dei servizi socio-sanitari comprende un tessuto che possiamo definire ‘storico’ che si è andata consolidando negli anni  ampliandone i beneficiari per rispondere alla necessità di interventi socio-sanitari complessi e continuativi. Su questo tessuto si è poi innestata una trama di servizi innovativi, a più bassa soglia di intervento, a supporto delle famiglie per ridurre il carico assistenziale a domicilio: assegno di cura, contributi per l’adattamento dell’ambiente domestico, contributo aggiuntivo per chi assume un assistente personale con regolare contratto, ricoveri di sollievo…

Nel 2012 le persone disabili che hanno ricevuto l’assegno di cura sono state 2.143, nel 2007 all’avvio del FRNA erano 1.671 (+30%). Grazie al FRNA il numero complessivo degli assegni erogati ad anziani e disabili è passato dai 20.602 del 2007 ai 23.175 del 2010. Dal 2011 c’è stato però un calo dei beneficiari (–180 per i disabili; -3.860 considerando anche gli anziani), che è stato determinato dall’azzeramento del Fondo nazionale e dalla conseguente necessità di prevedere l’introduzione a livello territoriale di regolamenti attuativi con criteri più selettivi.  Sono invece in crescita gli interventi destinati alle persone con gravissima disabilità, in particolare con la SLA che hanno dal 2011 un fondo nazionale dedicato. C’è grande incertezza sulla sostenibilità futura del sistema socio-sanitario: da un lato ogni anno è incerto sullo stanziamento e sulla dotazione del Fondo Nazionale delle non autosufficienze, che pur essendo ancora sottodimensionato è comunque importante, e c'è l'incognita dei tagli possibili tra il 2013 e il 2014 sul Fondo sanitario e sul bilancio della Regione. Pur in una situazione di crisi la Regione Emilia-Romagna sta mantenendo fede agli impegni assunti con la creazione del Fondo Regionale delle Non Autosufficienza e assicura sul proprio bilancio i 120 milioni di euro di risorse aggiuntive che integrano le risorse storicamente provenienti dal Fondo sanitario per le attività socio-sanitarie per anziani e disabili, portando il totale a circa 430 milioni, che anche nel 2013 sono confermati. Il Fondo nazionale di 400 milioni che significavano 31 milioni per la Regione Emilia-Romagna è venuto a mancare. La Regione, due anni fa, ha fatto fronte a questa mancanza finanziando dal suo bilancio 30 milioni in aggiunta ai 120 già previsti, l'anno scorso ha ridotto alla metà il finanziamento aggiuntivo, mettendo 120 milioni più 15, e quest'anno è riuscita a mantenere solo la sua quota di 120 milioni. Eccezionalmente il Fondo nazionale è stato rifinanziato in parte, non si sa con quali prospettive, per una quota non più di 400 milioni ma di 275 milioni. Il 24 gennaio 2013 è stata siglata l’intesa con il Governo, in sede di conferenza unificata delle Regioni per il riparto del Fondo Nazionale delle Non autosufficienze per l’anno 2013. Soltanto a giugno è stato sbloccato il finanziamento dalla Corte dei Conti che per la Regione vale 21 milioni e quindi il fondo regionale di quest’anno è di circa 450 milioni di euro. A fronte di un calo di risorse la cabina di regia sul welfare regionale ha deciso che nei prossimi mesi svolgerà una valutazione complessiva dei risultati ottenuti dal Fondo, nella prospettiva di determinare un aggiustamento delle linee fondamentali assunte nel 2007 per rendere comunque sostenibile l'approccio. Dopo sei anni dall’avvio del FRNA è comunque necessaria una riflessione strategica con tutti gli attori coinvolti nel sistema: Regione, Enti locali, Aziende Usl, parti sociali, volontariato e Terzo settore”.

4) Promozione e attuazione dei principi di accessibilità e mobilità

Sul tema della accessibilità l’Emilia-Romagna è stata la prima ad avviare ormai da dieci anni una rete di Centri per l’Adattamento dell’Ambiente Domestico, che offrono consulenza ed informazioni su soluzioni progettuali, contributi e agevolazioni per adattare la casa in modo accessibile. Dal punto di vista tecnico, la rete è coordinata dal Centro Regionale di Informazione sulle Barriere Architettoniche di Reggio Emilia (CRIBA) e dal Centro Regionale Ausili di Bologna (CRA). La Regione è impegnata anche sul versante della mobilità, attraverso agevolazioni tariffarie nell’ambito del Trasporto Pubblico Locale ed interventi per favorire l’accessibilità dei mezzi pubblici. In occasione della Conferenza nazionale va sottolineato, tuttavia, che le regioni non dispongono di risorse sufficienti per promuovere adeguate politiche sul versante della accessibilità e dell’adeguamento dei mezzi del trasporto pubblico locale. Allo stesso modo, anche sul versante delle politiche abitative, le persone con disabilità risultano tra le più penalizzate dalla scarsa disponibilità di risorse di questo settore, non solo per il superamento delle barriere architettoniche (mancato finanziamento della Legge 13/89, ma anche per gli altri interventi del settore abitativo quali l’edilizia residenziale pubblica ed il fondo per l’affitto.  Su questo le Regioni hanno recentemente richiamato l’attenzione del Governo.

5) Processi formativi ed inclusione scolastica

La legislazione sull’integrazione scolastica pone ancora oggi l’Italia all’avanguardia in Europa e nel mondo. Come sottolineato nel Programma è importante vigilare affinché i principi e le leggi trovino ovunque reale e convinta applicazione. I minori con disabilità inseriti nelle scuole della Regione Emilia-Romagna rappresentano il 2,3% della popolazione scolastica complessiva e sono distribuiti in tutti gli ordini di scuola: infanzia, primaria, I grado, II grado. Uno dei problemi che sta attraversando questo settore, anche nella nostra Regione, riguarda la difficoltà sempre crescente che i Comuni incontrano nel fornire il personale educativo ed assistenziale che affianca gli insegnanti di sostegno e fornire servizi integrativi adeguati (trasporto, servizi educativi extrascuola). Su questo è necessario ricordare che il Fondo nazionale delle Politiche Sociali è ancora ampiamente sottostimato e dopo l’intesa in Conferenza Stato Regioni non è ancora stato sbloccato dalla Corte dei Conti.

6) Salute, diritto alla vita, abilitazione e riabilitazione

Su questo versante la Regione ha avviato vari progetti e percorsi per garantire il diritto alla salute delle persone con disabilità fin dalla nascita, la continuità assistenziale tra ospedale e territorio, la risposta ai bisogni specifici delle diverse forme disabilità. La Regione Emilia-Romagna fin dal 2004 ha attivato un programma regionale per l’assistenza a lungo termine delle persone con gravissima disabilità acquisita. Ogni anno sono 1.300 le persone con gravissima disabilità che vengono assistite nell’ambito della rete dei servizi socio-sanitari con percorsi dedicati di assistenza al domicilio (ADI, Assegno di Cura, ricoveri di sollievo…) o in residenza (Nuclei residenziali dedicati DGR 840/08). È da sottolineare che molti degli obiettivi richiamati dalla Proposta di Programma nazionale sulla disabilità ed anche i risultati fino ad oggi raggiunti sono messi in discussione dai tagli alla spesa sanitaria. Si tratta di un tema che è stato recentemente ribadito dal Presidente nella conferenza stampa del 14 giugno sull’ISEE: “Il  fondo sanitario nazionale, nel 2013, per la prima volta e' diminuito in  cifra assoluta rispetto al 2012. Secondo l’Oms, secondo l'Ue e secondo l'Ocse, l'Italia è uno dei paesi che spende meno in politiche della salute. Il Sistema sanitario nazionale e' allo stesso tempo uno dei piu' qualificati del mondo. Da qui bisogna partire e fare le politiche”.

Riflettiamo attentamente su questo ossimoro.

Vi ringrazio per l’attenzione e vi auguro buon lavoro.

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