Interventi

27 Giugno 2013

Riordino degli enti, la Regione avanti tutta

Riordino degli enti, la Regione avanti tutta
27 giugno 2013 – l’Unità
Intervento di Simonetta Saliera
Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna
È giusto impegnarsi nel riordino istituzionale e dello Stato. 
Ma ci si deve ricordare che, per avere successo, esso deve prevedere
anche una valorizzazione del lavoro pubblico. È mia convinzione infatti
che la riforma delle Istituzioni e degli apparati pubblici per affermarsi
veramente non possa ignorare le opinioni, i suggerimenti e la partecipazione
dei propri lavoratori e delle loro organizzazioni sindacali.

Nel nostro Paese di riforme dell’assetto dello Stato e delle sue diramazioni periferiche 
si parla di oltre 30 anni, ovvero dai tempi della Prima Commissione sulle Riforme
che vide la presenza, fra gli altri, di parlamentari illustri come i professori
Augusto Barbera, Gianfranco Pasquino e Roberto Ruffilli, poi barbaramente
assassinato dalle Brigate Rosse. Tutti sappiamo che, a livello statale,
in questi ultimi 30 anni di riforme si è tanto parlato, poco si è fatto.
L’unica vera stagione riformatrice è stata quella della seconda metà
degli anni ’90 quando, sotto l’impulso del ministro Franco Bassanini, si è
proceduto a dare piena voce alla Costituzione della Repubblica e alla
valorizzazione delle Regioni come punto di autonomismo. Mi riferisco
alle “deleghe ex Bassanini”, ovvero materie che lo Stato centrale ha
“trasferito” alle Regioni con le relative risorse. Peccato che con
il D. L. 78 del 2010 il Governo Tremonti-Berlusconi ha lasciato alle Regioni
le deleghe, ma ha trattenuto per sè le risorse finanziarie. Si sono prodotte,
da parte dei due governi precedenti a quello attuale, manovre finanziarie
e cosiddette riforme scritte non con l’inchiostro, ma con il filo spinato, tese
a colpire la carne viva dei lavoratori in un Paese sgomento davanti alla
crisi a cui i governi non hanno saputo fa altro che somministrare l’amara
e inutile medicina di un “rigore senza crescita”. Oggi, speriamo che il
governo sappia riprendere quel bandolo delle riforme di cui tutti abbiamo
bisogno e per il quale sarebbe nato (nella condizione politiche che tutti
conosciamo). In questo due anni la Regione ha agito controcorrente:
abbiamo lavorato per un riassetto dell’ordinamento territoriale,
del rapporto tra Comuni, loro forme associate, Province e  Regione.
Si tratta di un lavoro che ha dato e darà i suoi frutti perché non imposto
d’imperio, ma frutto di condivisione e di confronto fra gli enti locali, le
associazioni, il sindacato con il coinvolgimento, là dove si è proceduto
all’innovazione, dei lavoratori. Nel merito, dal 2010, la Regione si è fatta
promotrice di un rafforzamento  dell’associazionismo tra Comuni basato
su Unioni e, in alternativa, (come purtroppo recita la legge nazionale)
le convenzioni: si risparmiano, così, risorse sui  costi di gestione per
liberarne da investire in politiche attive, in servizi alle persone, sostegno
alle imprese, al lavoro e in cura del territorio di cui, come testimoniano i
recenti eventi calamitosi (terremoto, frane, alluvioni, trombe d’aria), ce
ne è davvero bisogno.
Nello scorso dicembre, la Regione ha approvato
la legge 21/2012 di riordino istituzionale per rafforzare la collaborazione
fra Comuni, sostenendo con finanziamenti regionali gli enti che entrano a
far parte di Unione; si decreta lo scioglimento delle Comunità Montane
(attuto in questi giorni); si agevolano le richieste di fusione tra Comuni.
Lo scorso marzo, a meno di tre mesi dall’approvazione della legge, e
dopo oltre 120 incontri sul territorio, la Regione ha deliberato quali siano
i 46 ambiti ottimali (a copertura dell’intero territorio regionale) in cui operare
per rafforzare l’associazionismo tra Comuni. Da dicembre a giugno: sei mesi
di intenso lavoro che non sarebbe stato possibile senza l’impegno dei tecnici
della Regione, dei sindaci e delle strutture dei Comuni interessati, delle
organizzazioni degli Enti Locali, delle forze sindacali che hanno stimolato
e contribuito prima il dibattito e poi il lavoro specifico. Tutta la strada fatta
e quella che ci attende nei prossimi mesi non sarebbe stata possibile senza
la collaborazione e il confronto con il sindacato confederale. La strada del
riordino istituzionale è appena cominciata, il cammino sarà lungo e tortuoso
perché molti enti non vogliono morire e gli interessi politici sulla riforma organica
dello Stato centrale sono divergenti e spesso contrapposti. Essa dovrà essere
seguita passo passo da Regioni, Enti Locali, sindacati ed opinione pubblica.

 

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