Interventi

10 Maggio 2013

Uniti contro la criminalità

Uniti contro la criminalità

 

“La lotta contro le mafie in Italia e in Europa” – 10 maggio 2013

Intervento di Simonetta Saliera

Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna

 

Buongiorno a tutti, vi ringrazio dell’invito rivoltomi per portare il saluto della Regione Emilia-Romagna. Quello della criminalità organizzata rappresenta spesso un tema che prescinde e non tocca le politiche locali di sicurezza.

Nelle città del nord Italia, e a maggior ragione nelle città degli altri paesi europei, è poi ancora molto forte l'illusione che quello delle mafie sia un problema lontano ed estraneo alle loro realtà locali. Studi approfonditi e l'esperienza di magistrati e Forze dell'Ordine dimostrano, invece, come la minaccia della criminalità organizzata abbia ormai intaccato i tessuti economici delle realtà del nord, non solo di quello italiano, e come occorra un attento impegno delle amministrazioni per intercettarne la presenza e scongiurare i rischi per la stabilità sociale. Che cosa concretamente possono fare enti locali e regioni? Che cosa devono chiedere i sistemi delle autonomie locali agli Stati e alle istituzioni europee per fare davvero fronte comune contro le mafie? Va riconosciuto che proprio l’esperienza italiana può apportare un contributo significativo alle politiche di contrasto promosse in ambito europeo. Il tema della criminalità organizzata non ha, infatti, ancora assunto un’adeguata centralità nelle politiche europee sulla sicurezza visto che gli strumenti utilizzati per combatterla sono tradizionalmente strumenti di ordine pubblico, a volte emergenziali. Non c’è percezione della tentacolarità silenziosa, sommersa ed internazionale del suo agire. Probabilmente la preoccupazione degli Stati europei pone più attenzione al traffico mondiale della droga sottovalutando, invece, la capacità di penetrazione sociale della criminalità organizzata. La quale (n’drangheta, camorra, mafia siciliana, Sacra Corona Unita e via via…) ricerca nella criminalità dei vari Paesi base di appoggio per la sua continua espansione. Stiamo passando anche in Europa al fenomeno degli uomini o organizzazioni “cerniera” per il loro radicamento criminale.
Fenomeno che è, purtroppo, ben presente alla magistratura, alle forze dell’ordine, agli stessi Enti Locali non intaccati dalla cultura mafiosa che hanno scoperto e perseguito nelle nostre Regioni del Nord. Le organizzazioni criminali stanno effettuando un silente salto di qualità: da sfruttatori di conterranei nelle varie città del Nord Italia e dell’Europa, ad operatori economici spesso dalle sembianze legali, aiutati in questo dai cosiddetti “uomini cerniera” del ceto medio e della finanza. La nostra Regione, in collaborazione con la rete del Forum Europeo per la sicurezza urbana (associazione che riunisce oltre 300 città ed Amministrazioni pubbliche locali europee), ha posto in particolare la questione dell’infiltrazione mafiosa nell’economia reale come fenomeno da presidiare, tenendo presenti le peculiarità e gli spazi di intervento specifici del sistema delle autonomie locali. Per mettere in campo progetti innovativi e cogliere la mutevolezza dei fenomeni in questo campo, assume un ruolo strategico la valorizzazione e la sperimentazione di osservatori locali a integrare i dati in possesso dei vari attori istituzionali (Procure, Prefetture e Forze di Polizia, Amministrazioni locali) che possono rilevare la presenza di fenomeni di criminalità organizzata.
Lo scambio di esperienze su scala europea assume in questa prospettiva un significato fondamentale. È a livello locale che la criminalità organizzata può trovare un terreno favorevole, in quanto luogo in cui si manifestano direttamente le conseguenze dell’esclusione sociale e della disgregazione dei legami sociali, fattori che costituiscono il terreno della criminalità. Siamo chiamati a promuovere una cultura della legalità per combattere la corruzione ad ogni livello, superando l’idea di una cooperazione meramente repressiva, ma focalizzandosi sulla prevenzione, fin dall’avvio delle attività di rete. In questo senso, insieme al Forum Europeo per la sicurezza urbana, ci siamo fatti promotori, già quest’anno, di una proposta progettuale sul bando di concorso sulla criminalità organizzata presso la Commissione Europea. Con noi, abbiamo coinvolto le città di Parigi, Marsiglia, Bordeaux, Mannheim, Amsterdam, Rotterdam, Reggio Emilia e Piacenza. L’obiettivo principale del progetto si iscrive nella logica del rafforzamento della cooperazione europea e delle misure amministrative mirate alla lotta efficace contro la criminalità organizzata, intesa come economia sommersa, che non riguarda soltanto le mafie. La nostra Regione, in coerenza con questi principi, negli ultimi due anni, si è impegnata fortemente in un insieme di attività finalizzate alla prevenzione e al contrasto dell’infiltrazione del crimine organizzato e mafioso nel proprio territorio.

In particolare due leggi regionali:

- una con riferimento al controllo della cantieristica, degli appalti di opere pubbliche e di edilizia privata, con ricadute specifiche sulla ricostruzione nelle zone del terremoto. Punta a valorizzare imprese virtuose e limitare il più possibile il ricorso al massimo ribasso negli appalti e ad aumentare i controlli nei cantieri nei quali possono annidarsi fenomeni di infiltrazione mafiose, lavoro irregolare ed usura. Alla presenza dell’allora Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, ora Ministro della Giustizia, a cui vanno i miei più affettuosi saluti, il 5 marzo 2012 è stato firmato un protocollo tra Regione e Prefettura che estende per la prima volta in Italia le verifiche antimafia all’edilizia privata, settore generalmente vulnerabile. Ricordo anche come per combattere l’usura abbiamo rifinanziato i consorzi fidi. Merita particolare menzione, per gli aspetti del terremoto, il protocollo di legalità che prevede, tra l’altro, l’istituzione presso le sei Prefetture dei territori interessati (Bo, Mo, Re, Fe, Mn e Ro) gli elenchi dei fornitori e prestatori di beni e servizi non soggetti a tentativi di infiltrazione mafose, cosidette white list a cui tutti possono ricorrere. C’è inoltre, in cantiere, una serie di provvedimenti relativi a promuovre la legalità e responsabilità sociale nei settori dell’autotrasporto, facchinaggio, movimentazione merci e servizi complementari.

- l’altra legge privilegia la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile con l’avvio di un percorso di cooperazione con Comuni, Libera, Associazioni antimafia, associazioni imprenditoriali e sociali, con le scuole e le Università, con la Magistratura e le Forze dell’Ordine.
Diverse sono le prospettive del fenomeno mafioso e organizzato che questa legge regionale intende affrontare. In particolare gli interventi si concentrano sulla prevenzione laddove si può intaccare il tessuto sociale “sano” e dove c’è il timore di delegittimazione delle istituzioni locali, da sempre rilevanti torri di guardia contro il radicarsi di culture e pratiche mafiose. Infatti, la “lotta alle mafie” e alla loro cultura non si può fare esclusivamente a livello di repressione delle Forze dell’Ordine e delle sentenze della Magistratura. Per quanto forte ed efficace possa essere l’attività della Magistratura e della Polizia Giudiziaria, essa ha la necessità che cresca al posto della gramigna da loro estirpata, un campo di grano. È difficile, ma non impossibile, come ad esempio ci ha insegnato “Libera”, che con la cooperativa “Libera Terra” dà concretezza alle parole appena dette. Dissoda la gramigna dall’abuso criminale, dalla violenza, dal terrore e dal ricatto mortale. Mette a dimora la speranza della crescita della pianta della legalità, del lavoro come liberazione, dello sviluppo, della libertà e della dignità contro la subordinazione mafiosa. Conosciemo bene la violenza delle reazioni delle mafie che vogliono impedire il radicarsi di queste legali e sane iniziative. Tutti noi sappiamo che nel mondo della criminalità organizzata non sono tollerate oasi di pace e di indignazione. Per questo è importante che si rafforzino e si possano allargare queste oasi attraverso l’estendersi della conoscenza del fenomeno e con essa rafforzare un tessuto sociale sano con il risveglio delle coscienze e del coraggio civile. Anche in questo caso diventano fondamentali le politiche delle Pubbliche Amministrazioni, che oppongono alla mafia dei delitti una linea concreta di antimafia dei diritti in tutto il proprio raggio d’azione. Una linea che sappia fare comunità e che faccia divenire il coraggio e l’indignazione di uno, il coraggio e l’indignazione della collettività. Il giudice Nino Caponnetto, una volta in pensione, girò instancabilmente le scuole d’Italia per spiegare cos’è la mafia e come la si combatte. Il suo concetto era: la mafia teme più la scuola che la giustizia, la mafia teme le persone libere, perché la loro libertà si trasforma in impegno e in aiuto per chi libero non è.  L’istruzione, la libertà individuale, la difesa della democrazia, la moralità dello Stato nei confronti dei propri cittadini, il rispetto della dignità delle persone e la reciproca solidarietà concreta sono gli ingredienti del concime da spargere in quel campo di grano da cui si è riusciti ad estirpare la sterpaglia invasiva capace di tornare a renderlo sterile ed abbandonato alla crescita della malvagità.  Sono aspetti che ritengo molto importanti, come molto importanti sono gli incontri con chi tutti i giorni ha a che fare con una criminalità organizzata dai cento volti e dalle cento invisibilità. Si pensi allo sballo del sabato sera, alla pasticca presa quasi per moda, all’uso di slot machine. Non sono fatti che finiscono lì ed in sé stessi, ma sono un rivolo che alimenta costantemente l’ampia e melmosa palude dello spaccio di droga e del riciclaggio dominati in Emilia dalle mafie dai nomi diversi. Fino a poco tempo fa pensavo che il fenomeno mafioso qui da noi fosse episodico e non radicato.

Ma ci siamo accorti che così non è.

Alcune zone del Riminese, del Reggiano, del Modenese, e qualche altra località, son sotto attacco della malavita organizzata. Basti pensare ai numerosi incendi dolosi (come ad esempio i nove camion incendiati qualche mese fa) o alle inchieste sul gioco d’azzardo. Nonostante ciò mi sento di affermare che la nostra regione non è fra le terre amiche della mafia, né terra indifferente ai suoi tentativi di inserirsi, anche se la durissima crisi economica tende a facilitare l’immissione nella nostra realtà di capitali sporchi da riciclare. Oggi, per esempio, l’usura non tende solo a guadagnare sul capitale prestato, ma a strozzare le aziende per farle acquisire dalla mafia nel proprio patrimonio.

Nonostante tutto, però, possiamo essere fiduciosi e nutrire una ragionevole speranza, perché da noi si verifica:

 

-          una minore permeabilità della imprenditoria locale

-          strutture amministrative meno corrotte e meno corruttibili

-          una forte resistenza culturale della società civile

-      un ceto politico poco permeabile alle sirene della criminalità organizzata

 

In Emilia-Romagna il contatto con la politica è più evanescente e appare sporadico, non strutturato. Nonostante si sia in presenza di casi  di atti intimidatori verso politici, sindaci in particolare. Questi fatti indicano che l’aggressione mafiosa rischia di farsi più violenta anche qui, ma la denuncia di questi episodi è anche la dimostrazione della capacità di resistenza e di risposta di gran parte della politica locale. A due anni dall’approvazione della legge regionale 3/2011 si possono apprezzare risultati positivi, abbiamo messo in campo:

A) 8 PROGETTI DI RILIEVO REGIONALE SOSTENUTI DA ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO. Consistono in interventi nelle scuole, nel rafforzamento dell’educazione alla legalità, nel sostegno agli studenti per le visite ai campi di lavoro nei terreni confiscati alla mafia e nel coinvolgimento della società civile mediante iniziative di formazione civiche e culturali.

B) 40 ACCORDI SIGLATI CON ALTRE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI PER LA REALIZZAZIONE DI PROGETTI DI PREVENZIONE E CONTRASTO E PER IL RECUPERO DI BENI CONFISCATI.

Tra questi 40 accordi, di cui 24  sono stati stipulati con Comuni, 6  con amministrazioni provinciali, 3 con scuole superiori,  5 con università, 1  con Camera di Commercio, 1 con l’Arma dei Carabinieri. Interventi culturali e formativi, anche di natura specialistica, seminari tematici, costituzione di “Centri per la legalità”, recupero e riutilizzo di beni confiscati. Una grande attenzione è andata anche agli osservatori locali. Ne sono stati infatti sostenuti un certo numero nelle province di Rimini, Modena, Parma, Piacenza e Reggio Emilia. Per dare un’idea, grazie alla legge, sono oltre 20.000 gli studenti coinvolti in varie iniziative, circa 500 gli studenti che visitano o lavorano nei beni confiscati; oltre 4000 persone coinvolte in seminari e formazione,  oltre 200 il numero totale di enti locali  coinvolti nei progetti. E per dare un esempio di cosa concretamente si fa in collaborazione con i Comuni, si possono citare gli esempi dei beni confiscati: a Cervia (Ra) il recupero di un alloggio confiscato con interventi di ristrutturazione per utilizzarlo come casa rifugio per donne vittime di violenza; a Bomporto (Mo) si sta costruendo la “Casa della Legalità”, un centro comunitario che sorgerà proprio in una frazione ad alto rischio di insediamento mafioso; a Ferrara in collaborazione con il Comune il recupero di un immobile destinato ad alloggiare famiglie in difficoltà;  a Gaggio Montano (Bo) una costruzione che è diventata sede di un’associazione di volontariato; a Lido Adriano (Ra) un edificio confiscato diventerà sede di strutture sociali del Comune, a Berceto (Pr) e a Salsomaggiore (Pr) dove un immobile confiscato è diventato la sede del Parco Regionale dello Stirone. Concludo dicendo che è il momento per dimostrare che i nostri “anticorpi” sono una realtà. Combattiamo affinché non si permetta che concetti come violenza e distruzione accompagnino il sentiero della nostra vita.

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