Interventi

1 Febbraio 2013

Intervista a l’Unità Bologna del 1 febbraio 2013

“La n’drangheta si infila tra le maglie della legalità

Ma la guardia resta alta”

 

“Le cosche hanno metodi di infiltrazione molto infidi: subentrano alle proprietà delle aziende in difficoltà, prendendo il controllo di pezzi di filiera, s’insinuano nelle pieghe degli appalti. Non è facile controllare tutto. Anzi, io credo che solo con un lavoro costante, spalla a spalla, tra amministrazione e forze di polizia, si possano ottenere i risultati sperati e alzare il muro contro questi tentativi”. La vicepresidente della Regione, Simonetta Saliera, commenta così la notizia delle indagini su alcune ditte vicine alle cosche crotonesi che avrebbero partecipato all’opera di rimozione delle macerie del sisma che lo scorso maggio colpì l’Emilia-Romagna. Un tema sul quale Saliera è in prima fila: tra l’altro, ha messo a punto la legge contro le infiltrazioni mafiose approvata dall’ente di viale Aldo Moro.

Fin da subito la Regione ha messo in guardia sul rischio che le mafie mettessero le mani sulla ricostruzione. Ora però sembra che qualcosa sia sfuggito alle maglie dei controlli. Che impressione le fa?

“Non abbiamo mai nascosto i rischi connessi alla ricostruzione del terremoto che ha cambiato il volto del nostro territorio, circa otto mesi fa. Il presidente Vasco Errani e la giunta si sono occupati fin dal giugno 2012 della questione. Su un doppio fronte: l’informazione, perché è bene che si sappia che questo territorio non è immune dagli appetiti della malavita, e la prevenzione, con un accordo fra Regione, enti locali e Prefettura”.

Che tipo di controllo di prevedono?

“Innanzitutto è stata istituita una white list, un elenco degli operatori su cui fare affidamento, un punto di riferimento per scegliere aziende “pulite””.

Sembra emergere però che nella movimentazione delle macerie siano stati noleggiati camion di aziende legati in qualche modo a famiglie vicine alla ‘ndrangheta.

“Sul tema specifico dello spostamento dei detriti potranno essere più specifici gli assessorati alle Attività Produttive e all’Ambiente, che si sono occupati direttamente del tema. Tuttavia, posso dire che è stato approntato un monitoraggio specifico per controllare le varie fasi, con siti specifici di prelievo e di scarico del materiale. Certo, non sempre è facile”.

Qual è la difficoltà principale che si trova di fronte chi cerchi di tracciare le attività legate alla ricostruzione?

“Il fatto che la malavita s’infiltri nelle pieghe della legalità, nella catena di appalti e di subappalti che, a una prima occhiata, sembra sana. Per questo, ci aiuta che la Dia abbia un ufficio a Bologna: l’affiancamento continuo del lavoro dei dipendenti pubblici è essenziale, proprio per imparare a individuare i segnali di una potenziale infiltrazione. Ecco, questo procedere spalla a spalla è fondamentale per la prevenzione, perché se qualcuno “trucca” le carte, non sempre è immediatamente visibile. Il massimo di controllo va poi unito alla massima trasparenza: è un bene che le cose vengano alla luce, senza che ci illudiamo di essere un territorio immune da certi fenomeni. Di certo, non intendiamo abbassare la guardia, anzi”.


A questo proposito, è recente la notizia delle minacce di morte ricevute proprio dal giornalista Giovanni Tizian per aver scritto proprio sulla presenza della ‘ndrangheta in Emilia-Romagna.


“Tizian sta facendo un lavoro importante e utile, così come l’ha fatto Enzo Ciconte con il report sulle infiltrazioni mafiose che gli abbiamo richiesto: ben venga il loro lavoro e quello di quanti cercano di fare luce su queste vicende”.

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