Interventi

7 Gennaio 2013

Il tricolore dell'unità

Il Tricolore dell’unità

Reggio Emilia  – 7 gennaio 2013

Intervento di Simonetta Saliera

Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna

 

Signora Ministro Annamaria Cancellieri,

Signor Sindaco Graziano Delrio,

Signora Presidente della Provincia Sonia Masini,

Autorità tutte,

celebriamo oggi il 216esimo anniversario della nascita del tricolore in una fase oltremodo delicata per la vita del nostro Paese. Ci lasciamo alle spalle un anno estremamente difficile, per di più segnato dalla devastazione del terremoto che ha colpito anche le terre reggiane.

Un anno terribile – sul piano nazionale e internazionale caratterizzato dal permanere di una crisi economica apparentemente senza fine che ha comportato l’assunzione di scelte non facili, che hanno segnato e stanno segnando la vita delle comunità. In questa situazione complessivamente difficile, alcuni importanti risultati sono stati raggiunti come una riacquisita credibilità internazionale, un senso forte del ruolo morale e di intervento delle istituzioni, l’inizio di radicali riforme. Lo dico anche pensando alla nostra regione, ove l’emergenza sisma non è certo finita, dove però la nostra gente non si è persa d’animo e si è rimboccata le maniche spinta dal desiderio di ricominciare al più presto, dimostrando una capacità di reazione straordinaria. C’è un impegno di tutti noi per la ricostruzione – mi riferisco alle Istituzioni, alle forze economiche e sociali, al sistema delle imprese, alla società civile. Un impegno che sta dando i propri frutti. Siamo però in un contesto generale che resta molto difficile. Sto pensando alle tante persone senza lavoro, ai giovani, alle famiglie, a quella che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo messaggio di fine anno ha definito una “vera e propria questione sociale”, lanciando in questo senso un richiamo forte alla politica, invitandola ad assumere nel Paese quel ruolo alto che le compete, non sempre presente nella nostra vita pubblica. Il 7 gennaio 2011 il Presidente Napolitano ha dato il via qui da Reggio Emilia alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Sono state celebrazioni caratterizzate da una straordinaria partecipazione popolare e da un sentimento forte e diffuso di unità, identità e tensione morale che proprio il Presidente ha saputo sostenere e rappresentare in modo molto efficace in questo nostro lunghissimo Paese.
Il 2013 sarà anno caratterizzato dalla necessità di proseguire nella politica di risanamento: ma sarà indispensabile però coniugarla ad una più forte attenzione all’equità e alle crescenti diseguaglianze sociali. Il solo modo possibile per uscire dalla recessione, con una politica che torni finalmente a parlare alle persone, a farsi impegno civile, servizio, strumento di rinnovamento e di progresso sociale. E, insieme ad essa, un Paese che sappia sentirsi comunità e come tale riesca a guardare con fiducia e speranza al futuro. Credo proprio che questo binomio rappresenti la chiave per affrontare l’anno appena iniziato e le tante prove che ci porterà. L’esperienza drammatica del terremoto che abbiamo vissuto in Emilia-Romagna, e che continuiamo a vivere, ci dice che tutto questo è possibile: che impegno, rigore, serietà, trasparenza, solidarietà e decisioni discusse e assunte insieme con responsabilità possono essere determinanti per far ripartire una comunità.

Teniamoli insieme questi concetti.

Solidarietà e partecipazione, rispetto della dignità umana, dare a tutti uguali opportunità rendono più giusto e più forte il senso di appartenenza e danno quel rigoroso impulso necessario a superare i momenti, gli anni e le situazioni complicate e difficili della vita economica e sociale di questo ancora troppo variegato Paese. Noi non scopriamo questa unitarietà solo in occasione di eventi tragici e drammatici. Perché sono valori che ci appartengono, appartengono alla gente della nostra terra. Anche qui, in Emilia-Romagna facciamo i conti con la crisi economica, che si intreccia purtroppo con quella generata dal terremoto. Certamente non è finita: abbiamo avviato un percorso di rinascita dal quale usciremo non “come prima”, ma meglio di prima.
E lo abbiamo fatto lavorando come una comunità, senza “uomini soli al comando”, ma ragionando e decidendo assieme. Il mio auspicio è che ci possa essere la stessa convergenza – Istituzioni, forze politiche, sociali ed economiche – verso il medesimo obiettivo comune:

-         portare il Paese fuori dalla crisi e farlo costruendone uno più giusto, più moderno, più efficiente. Non è utopia, è un traguardo che possiamo e dobbiamo raggiungere.

 Oggi festeggiamo il Tricolore, la nostra bandiera.  

Festeggiamo un’idea moderna di Paese, che ha saputo attraversare – seppur con enormi sacrifici – prove di durezza estrema: la dittatura, la guerra, la miseria, l’arretratezza culturale, l’analfabetismo, la diseguaglianza sociale e giuridica. Lo ha fatto mettendo in campo risorse straordinarie, come solo sa fare una grande comunità. Ha saputo opporre la lotta di popolo alla dittatura. Ha saputo scrivere una Costituzione che dà sostanza e corpo ai principi universali del vivere civile. Ha saputo piantare i semi di una società nella quale potessero sviluppare appieno le proprie potenzialità. In questo sta la nostra modernità. Oggi siamo qui, con questo segno di unità e di solidarietà espresso dal Tricolore:

-         a testimoniare il nostro impegno civile

-         a promuovere i valori della Costituzione

-         a rendere omaggio alla nostra bandiera che quei valori sventola quotidianamente.

Qui ci sono le radici più profonde che ci servono per promuovere quel “grande sforzo collettivo, quella grande mobilitazione morale, civile, sociale” che occorre al nostro Paese.

Oggi come ieri. Per offrire un futuro soprattutto ai giovani. Per modernizzare il Paese, combattere le ingiustizie, premiare il lavoro, sostenere l’innovazione, aiutare le imprese. Questo è lo sforzo che ci attende: una sfida che deve vedere noi che abbiamo responsabilità istituzionali uniti, solidali, mossi da uno spirito vero di servizio, al di là delle giuste ed opportune diversità politiche anche radicali, anche nel dissenso fra noi. Per fare dell’Italia del Tricolore un elemento essenziale della Nuova Europa. Credo che tutto questo, seppur con fatica, oggi sia possibile. Con l’impegno di tutti, per concretizzare un futuro che è di tutti.

Grazie

 

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