Interventi

22 Ottobre 2012

I nostri ruoli in Europa

I nostri ruoli in Europa
 

20 ottobre 2012 – Convegno Associazione Europa

Intervento di Simonetta Saliera

Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna

 

Buongiorno a tutti,

per prima cosa voglio ringraziare i compagni dell’Associazione Europa per l’invito e l’opportunità che mi avete dato per essere qui con voi a ragionare sulle opportunità che l’Europa comunitaria offre al nostro Paese. Prima di tutto una premessa: in questi difficili anni di perdita della dignità istituzionale e democratica dell’Italia, sempre più oppressa dalla degenerazione di una classe dirigente che ha fatto del populismo e della banalizzazione dei problemi il proprio massimo comun denominatore, l’Unione europea è stata un’ancora sicura per non scivolare definitivamente nell’oblio e nell’irrilevanza.

Come ha recentemente ricordato anche il Presidente Napolitano, a cui va il merito di aver spiegato alla sinistra italiana il valore dell’europeismo in anni in cui la Comunità Economica Europea era vista come il baluardo avanzato di un’ormai improponibile Guerra Fredda, la dimensione comunitaria è uno dei punti fermi della nostra dignità istituzionale e democratica. Per l’Italia la tensione europeista è e deve essere un punto di partenza per la propria ricostruzione economica e morale. A proposito serve una piccola precisazione: l’Ue non ha mai chiesto al nostro Paese di applicare misure di grave indebolimento del welfare come invece è avvenuto e sta avvenendo: l’Europa ci ha chiesto di avere conti in ordine. Su come riassettare le nostre pubbliche finanze ci ha lasciato mano libera: ha lasciato i governi italiani liberi di utilizzare gli strumenti che ritenessero più idonei per centrare l’obiettivo di pareggio di bilancio. In questo si è verificata tutta la forza della politica europea: creare un salvagente per gli Stati membri, portando anche quelli più riottosi ad abbandonare il piano inclinato del declino per risalire la china del risanamento e, speriamo, della crescita. Ma anche la debolezza della politica nazionale: dopo 20 anni di populismo berlusconian-leghista, padre di uno scellerato blocco sociale che si è basato da un lato sull’evasione fiscale istituzionalizzate e tutelata e dall’altro sull’implementazione di una spesa pubblica, specie dello Stato centrale responsabile del 95% del debito pubblico nazionale, ormai e tuttora fuori controllo, il cui risanamento è stato completamente scaricato su Comuni, Province e Regioni con ricadute drammatiche per i cittadini e le imprese. L’Europa, dunque, è la nostra stella polare.
E lo deve essere anche in termini di crescita, di opportunità. Di cooperazione internazionale in termine di capacità di accreditarsi soprattutto nei Paesi in via di sviluppo e in quelli del nuovo boom. Gli esempi: Russia e Brasile, due realtà diverse, la prima ricca di materie prime e di palcoscenico internazionale (nei prossimi anni la Russia ospiterà grandi eventi come le Olimpiadi), il secondo un mercato in completo sviluppo, ma bisognoso di know how, di quel sapere che realtà come la nostra, l’Emilia-Romagna, potrebbero esportare avendone un tornaconto di grande valore. In questi anni l’Emilia-Romagna ha sfruttato al meglio le opportunità offerte dalla cooperazione territoriale in sede europea:

·       I Programmi di Cooperazione Territoriale Europea (CTE) 2007/2013 hanno rappresentato per la Regione Emilia-Romagna una concreta possibilità di sviluppo per il territorio regionale ed un sostegno sempre più indispensabile al processo di integrazione europea.

 

·       Le 148 iniziative progettuali presenti sul territorio regionale che vedono la partecipazione di soggetti istituzionali e non, collocano l’Emilia-Romagna fra le Regioni europee più attive a livello comunitario nell’Obbiettivo Cooperazione Territoriale Europea in diverse aree di intervento ed in diversi spazi di cooperazione.

 

·       Nel periodo 2007-2011 le risorse comunitarie ricadute sul territorio regionale a seguito della partecipazione di successo ai bandi CTE hanno superato i 36 milioni di Euro (cifra che sale ad oltre 41 milioni se si considerano anche le quote di contributo proveniente dal fondo di rotazione nazionale).

 

·       La Regione Emilia-Romagna, oltre ad assicurare la presenza istituzionale negli organismi di governo dei programmi a livello nazionale e sovranazionale, ha promosso fortemente la partecipazione del sistema regionale (Regione e territorio) ai diversi bandi CTE

 

·       L’Amministrazione  regionale si è adoperata al massimo, con le proprie strutture competenti, al fine di sviluppare progetti qualitativamente elevati e coerenti con gli obiettivi strategici di sviluppo regionale delineati nel Documento Unitario di Programmazione regionale (DUP).

 In questo quadro la Regione guarda al futuro e si prospetta di implementare la cooperazione territoriale europea seguendo le seguenti direttive:

 

·       L’evoluzione dei programmi di cooperazione territoriale europea si colloca all’interno della nuova politica di coesione dell’UE per il periodo 2014/2020 le cui linee sono state indicate dalla Commissione europea nell’ottobre 2011 a seguito della presentazione di uno specifico pacchetto di proposte di regolamenti che costituiranno il nuovo quadro giuridico di riferimento per l’utilizzo dei Fondi europei e l’elaborazione dei nuovi programmi di intervento;

 

·       La nuova politica prevede modifiche significative che incideranno sul piano della programmazione e dell’attuazione degli strumenti operativi in particolare:

-         l’introduzione di clausole di condizionalità per gli Stati come prerequisiti per accedere all’erogazione dei fondi;

-         una forte concentrazione dell’utilizzo delle risorse per azioni allineate alle tematiche individuate nella strategia Europa 2020;

 

-         un processo di programmazione più orientato ai risultati e l’utilizzo di approcci integrati collegati a percorsi di sviluppo locale di tipo partecipativo;

 -         un attenzione focalizzata su obiettivi concordati e sui risultati ottenuti comprensivi di meccanismi di premialità anche su base finanziaria;

 -         un accresciuto sistema di controlli e di sistemi di valutazione;

 -         un’azione di semplificazione delle procedure di esecuzione dei programmi.

 

·       Il percorso di programmazione prevede in particolare:

 

-          l’elaborazione da parte della Commissione europea di un Quadro strategico comune (QSC) contenente gli orientamenti ed i riferimenti per la pianificazione coordinata dei diversi strumenti operativi;

 

-          la definizione di Contratti di partenariato fra la Commissione europea ed ogni singolo Stato membro che definiranno, al livello nazionale, gli impegni ed i contributi verso i diversi obiettivi tematici e la strategia Europa 2020;

 -          Programmi Operativi pluriennali che traducono in termini attuativi le priorità di intervento sul territorio attraverso forme e strumenti finanziari diversificati.

 ·       La dotazione finanziaria dell’Obiettivo CTE dipenderà strettamente dall’approvazione del Bilancio dell’Unione Europea ed in particolare le allocazioni per la Politica di Coesione. Il Bilancio Europeo potrebbe essere approvano nella riunione straordinaria del Consiglio europeo del 22 e 23 novembre 2012 ed è prevista una diminuzione di almeno il 30% delle risorse per la Politica di Coesione. (ma su questo punto chiedo conferma a Salvatore Caronna che come membro della Commissione REGI del Parlamento Europeo è sicuramente aggiornatissimo).  In questo contesto di sviluppo, non certo sereno e privo di difficoltà, la nostra Regione è chiamata ad impegnarsi a fondo per mantenere e consolidare i risultati ottenuti nelle passate programmazioni.  Gli spazi di sviluppo prioritari della cooperazione territoriale dell’Emilia-Romagna non possono che essere nell’area dell’Europa sud orientale ed in particolare lungo l’Adriatico: la cooperazione con la Croazia, nuovo stato membro dal luglio 2013, il Corridoio Adriatico quale luogo di congiunzione tra l’Europa continentale ed i paesi del Mediterraneo orientale e la messa a punto di una concreta strategia di sviluppo per la Macro-Regione Adriatico Ionica: ecco le linea di impegno su cui, forti delle esperienze passate e delle necessità future, vogliamo continuare a lavorare certi che questo sia proficuo per la nostra comunità, così bisognosa di nuove risorse per investimenti per una ripresa economica che ridia benessere e sviluppo uniche condizioni per creare quel lavoro che è dignità e simbolo di emancipazione.

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