Interventi

28 Giugno 2012

I giovani e il futuro

I giovani e il futuro

 

Seminario transnazionale

“Le esperienze europee di devianza giovanile negli spazi pubblici”

28 giugno 2012

Intervento di Simonetta Saliera

Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna

 

Buongiorno a tutti, per la Regione Emilia-Romagna è un grande onore organizzare e ospitare questa importante iniziativa. Il convegno che apriamo, infatti, oggi è particolarmente importante sotto due diversi punti di vista: è una prima occasione di presentazione di una ricerca su scala europea che produrrà una banca dati di facile utilizzo sulle misure di prevenzione e contrasto dei fenomeni di devianza di gruppi di giovani organizzati o meno in vere e proprie bande. In particolare verrà favorito un dialogo attivo tra le amministrazioni e gli esperti sia in materia di progetti realizzati dalle città, sia di linee guida e studi prodotti dagli attori scientifici su questi temi; il convegno è anche l’opportunità per presentare una prima ricerca esplorativa sulle “bande giovanili” in corso di realizzazione a livello regionale.

La programmazione di progetti di intervento sulle aggregazioni giovanili si presenta particolarmente complessa anche e soprattutto per la molteplicità degli ambiti coinvolti.  Tra questi voglio ricordare: le politiche di sostegno ai nuclei familiari disagiati, le politiche urbanistiche volte ad evitare la formazione di quartieri-ghetto, le politiche sociali per creare luoghi di incontro ed attività per gli adolescenti, le politiche in ambito scolastico per favorire l’acquisizione del capitale umano e professionale necessari per l’inserimento nel mondo del lavoro, le politiche di controllo e la repressione della devianza giovanile. Il tipo di interventi che abbiamo sostenuto ormai da quasi quindici anni nelle città per promuovere adeguate politiche di sicurezza urbana segue proprio la logica della integrazione delle misure. Misure che, pur avendo diverse finalità, possono tuttavia esercitare, in positivo o in negativo, una significativa influenza sul livello complessivo di sicurezza della comunità regionale.
Le politiche educative, in particolare quelle attinenti alla scuola dell’obbligo, dove si giocano fondamentali processi di socializzazione, di integrazione e di introiezione di regole condivise, basi fondamentali per acquisire una idea condivisa di legalità. Le politiche volte alla qualificazione del territorio per gestire nel modo migliore quei processi di trasformazione urbana le cui caratteristiche possono avere un impatto diretto sui livelli di conflittualità nello spazio pubblico. Le politiche di accoglienza e di integrazione delle popolazioni immigrate per il contributo che possono dare alla convivenza tra culture e stili di vita diversi. Le politiche sociali rivolte al sostegno e all’integrazione delle aree sociali marginali. Accanto all’integrazione delle misure in chiave eminentemente preventiva, fin dall’inizio l’attività della Giunta Regionale sui temi della sicurezza urbana si è caratterizzata per una forte attenzione alla produzione di conoscenze utili sui fenomeni, in grado di orientare le scelte politiche verso programmi di azione che fossero coerenti con la natura dei problemi da trattare, fornendo nel contempo strumenti effettivi di lavoro per chi opera nel campo della sicurezza. Altrettanta importanza è stata data alla diffusione e disseminazione dei risultati e delle pratiche rivelatesi più efficaci, e alla partecipazione a progetti europei di scambio e di studio. Attività, queste, che hanno fatto della Regione Emilia-Romagna un punto di riferimento anche nel dibattito europeo sui temi della criminalità e della prevenzione e un partner ricercato per lo sviluppo di iniziative transnazionali e per progetti europei. Il sistema di raccolta di buone analisi e buone pratiche che qui vi viene presentato dal Forum Europeo rientra dunque in una scelta strategica che la RER da sempre condivide.
L’attenzione rivolta alla ricerca e alla conoscenza è poi una condizione imprescindibile per poter promuovere effettive strategie di prevenzione. La ricerca che oggi presentiamo congiuntamente all’Università di Bologna mostra che, seppur il quadro non presenta elementi di particolare allarme rispetto alla presenza di “bande giovanili di strada”, si è verificato che anche nel territorio della regione si riscontrano le condizioni demografiche, sociali ed economiche e gli elementi (sub)culturali che tradizionalmente vengono collocati all’origine di queste forme di socializzazione di gruppo. Questo nuovo scenario richiede di approfondire le chiavi di comprensione e di orientare le politiche preventive verso fenomeni emergenti in parte diversi dal passato, consentendoci non di “rincorrere” nuove forme di devianza e i relativi effetti eventualmente deflagranti sulle percezioni di sicurezza, quanto piuttosto di anticipare i fondamenti causali e così di poter agire, in maniera ragionevole, efficaci e sostenibili strategie di prevenzione. 

 

 

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